Non è facile immaginare la Calabria lontano dai soliti stereotipi ed itinerari turistici a cui siamo abituati a leggere in continuazione.

Una terra che ha visto per secoli un susseguirsi di vicende, influenze culturali e colonizzazioni che hanno cambiato il suo volto, restituendoci oggi una terra ricca di testimonianze antiche e lasciti culturali importanti, che rappresentano l’anima di un popolo in continua evoluzione.

Non è facile raggiungere la Calabria, godere della bellezza dei borghi, arroccati su montagne rocciose e valli incantevoli, occorre consapevolezza, occorre quella capacità interiore di comprendere appieno l’intimo rapporto uomo-natura di questa terra, bagnata dal mare e protetta dal grande massiccio dell’Aspromonte, della Sila, del pollino.

Terre inquiete, terre che hanno subito trasformazioni geologiche terrificanti, ma che nel contempo riescono a farti subire un fascino straordinario, con contrasti netti, dati dalla varietà delle zone climatiche, dai paesaggi che cambiano forma, colori e dimensioni.

Per la sua straordinarietà, la Calabria, non è semplice riassumerla in poche righe, occorrerebbe scrivere svariate pagine, di storia, cultura, popoli, usanze, enogastronomia, arte e bellezza struggente.

La Calabria è un viaggio appassionante che ti conduce in epoche lontane, fuori dalle logiche turistiche standard, che attraverso un viaggio a ritroso ti porta per mano alla scoperta di una terra selvaggia, che ancora conserva e custodisce preziose risorse e bellezze ancestrali.

Buon viaggio…

La Costa dei Gelsomini (o Riviera dei Gelsomini)

Spesso chiamata anche Locride) è il nome con cui si identifica la zona costiera della provincia di Reggio Calabria bagnata dal mar Ionio. Prende il nome dall’antica coltivazione della pianta di gelsomino, bello e delicato, ma anche robusto e rampicante, diffusa in tutta la provincia reggina, ma in particolar lungo la fascia costiera, tra punta Stilo e Palizzi. I fiori venivano raccolti dalle donne (chiamate gelsominaie) ed esportati in Francia per la preparazione dei profumi. La coltivazione venne introdotta anche in Liguria nel 1928 dalla Stazione sperimentale per le industrie delle essenze e dei derivati dagli agrumi con sede a Reggio Calabria.

Le località più importanti della costa sono otto: Riace, Roccella Ionica, Monasterace, Marina di Gioiosa Ionica, Siderno, Locri, Brancaleone, Palizzi.

Il comune di Riace è assurto agli onori della cronaca per il ritrovamento, nel 1972, di due state bronzee di epoca greca, oggi note come “Bronzi di Riace”.

Riace; il primo documento che parla dell’esistenza del paese risale è al 1562 in merito alla morte del riacese Cristoforo Crisotomo e della sua probabile proclamazione a Santo. In quei tempi la città disponeva di una cinta muraria e di tre porte d’accesso: la Porta di Santa Caterina, la Porta di Sant’Anna e la Porta dell’Acqua. Nei pressi della costa, a circa 8km venne edificata Torre di Casamona per prevenire le incursioni turche, di cui se ne attesta la presenza dal 1583. Rappresentava un importante presidio difensivo che, nel 1500, era parte di una ”cellula” compresa nel Codice Romano Carratelli.

Roccella Ionica; si trova sulla costa dei Gelsomini e sorge probabilmente sull’antica città magnogreca di Amfissa, è bagnata dal mar Ionio e caratterizzata da un territorio pianeggiante verso il mare e collinare nell’entroterra. Nel X secolo il paese venne chiamato “Rupella“, poi “Arocella“, fino al nome in uso di “Roccella”, a causa della sua localizzazione sulla rocca. Vanta origini molto antiche, che si presume risalgano fino all’epoca della Magna Grecia.  Storicamente è stata identificata con l’antica località di Amfissa, ricordata nei poemi del poeta romano Ovidio In contrada Focà è stato ritrovato un edificio a blocchi di calcare e dei reperti in terracotta facenti parte di una presunta tomba monumentale del IV secolo a.C. Al 1270 risale il primo documento che testimonia l’esistenza di Roccella Ionica: in esso è registrata la vendita del castello Donato a Gualtiero di Collepietro da parte di Carlo I d’Angiò. Fu un importante feudo e rocca difensiva della costa, come simboleggiato anche nel gonfalone araldico, che rappresenta il patrono san Vittore di Marsiglia che sconfigge un pirata turco.

Monasterace si pensa che derivi dal greco Μοναστηράκι (Monastiraki), cioè “piccolo monastero”. Si è certi dell’esistenza di un piccolo monastero di rito orientale dedicato a Sant’Eufemia, situato nel centro collinare del Comune in quella vallata dello Stilaro che vide il fiorire del cosiddetto monachesimo basiliano. Niente ha a che vedere con la molto più tarda chiesetta, di epoca angioina, di San Marco, i cui resti persistono nei pressi della spiaggia, in piena area archeologica dell’antica colonia magno-greca di Kaulonìa.

Marina di Gioiosa Ionica è strettamente intrecciata con la storia di Gioiosa Ionica, di cui costituiva una frazione fino al 1948, anno in cui essa si staccò formando un comune autonomo. Le sue origini risalgono perciò alle colonizzazioni greche del VI secolo a.C. della Magna Grecia. Nel 210 a.C. tali colonie passarono sotto il dominio romano.  Secondo alcune ricostruzioni (che tuttavia mancano di riscontri storici e che secondo alcuni sconfinano nella pura leggenda), risale al periodo romano la creazione di un borgo, Romechium, situato lungo la costa tra Locri e Roccella, nella posizione corrispondente all’attuale Marina di Gioiosa Ionica. Tale borgo ebbe il suo massimo sviluppo tra il III e il IV secolo d.C. Esso sopravvisse fino al X secolo, quando le coste calabro-ioniche furono oggetto di devastazioni e saccheggi provocate dalle incursioni arabe. A testimonianza delle vicende passate, rimangono ancora oggi, a Marina di Gioiosa Ionica, i ruderi del Teatro Romano e la Torre Borraca (detta anche Torre Spina o Torre del Cavallaro), che si presume costruita in età bizantina a difesa dalle incursioni arabe. A seguito di queste distruzioni, la popolazione superstite si spostò nell’entroterra, tra il fiume Torbido e le zone collinari a ridosso della costa, e fondò un nuovo borgo: Mystia. Ma nel 986 Mystia fu distrutta dalle incursioni Saracene, costringendo la popolazione a rifugiarsi in una zona ancora più distante dalla costa, a ridosso di uno sperone roccioso che offriva maggiore difesa e dove nacque il nuovo borgo di Mocta Geolosia, da cui trae origine l’attuale Gioiosa Ionica.

Siderno è composta dal borgo antico, posto in collina, denominato Siderno Superiore, e dalla parte moderna, denominata Siderno Marina, sviluppatasi a ridosso della Costa dei Gelsomini Siderno, al centro della Locride è il più grande e popoloso centro abitato presente sulla costa jonica, tra Reggio e Catanzaro. La storiografia e l’archeologia ritengono Siderno un sito di “origine antica”, ma non si hanno informazioni precise circa la sua origine anteriormente al 1220, quando il toponimo compare nei documenti d’età sveva. Il nome potrebbe derivare dalla famiglia Siderones o dal greco Sideros, che indicherebbe l’antico quartiere delle fonderie dell’antica Locri. Alcuni storici ritengono che fu una colonia greca risalente all’VIII-VI secolo a.C. Nel 1250 Siderno fu sotto il dominio dei conti Ruffo di Catanzaro, ai quali seguirono altri feudatari. Il paese subì numerosi danni in seguito al terremoto del 1783 che colpì quasi tutta la Calabria. Con la conseguente ricostruzione la zona costiera iniziò a popolarsi, diventando un importante polo commerciale, sbarco di merci provenienti dai maggiori porti italiani. Nel 1806 Siderno terminò il periodo feudale e, dopo essere stato una contea/frazione di Grotteria e solo nel 1811 divenne comune autonomo. Nel 1869 la sede del comune passò da Siderno Superiore a Siderno Marina.

Locri (llocrii in greco-calabro, Λοκροὶ in lingua greca è un comune italiano di 12.816 abitanti della città metropolitana di Reggio Calabria in Calabria, posto nel territorio della Locride di cui è il centro amministrativo, culturale e religioso. Patria di Zaleuco, primo legislatore del mondo occidentale, e di Nosside, la più grande poetessa magnogreca, Locri, in antichità Locri Epizefiri, è stata un’importante città della Magna Grecia. La storia dell’odierna città è strettamente collegata a quella di Gerace, infatti questi due centri un tempo formavano un unico ed importantissimo comune. Oggi è centro turistico balneare, polo direttivo per l’intera Locride in cui hanno luogo numerosi eventi culturali. La storia di Locri è strettamente legata alla storia di altri due centri sorti nella zona circostante: Locri Epizefiri, polis della Magna Grecia fondata nel VII secolo a. C., e Gerace, città medievale costruita nel IX secolo. Dopo la conquista romana di Locri Epizephiri e a seguito sia delle scorrerie saracene e turche che della piaga della malaria, il sito fu progressivamente abbandonato e gli abitanti si spostarono verso le più sicure colline dell’entroterra dove sorse Gerace. Nel XIX secolo, col ritorno della popolazione verso le zone costiere e grazie anche all’avvento della ferrovia, si sviluppò l’abitato di Gerace Marina, frazione appartenente al comune di Gerace. Gerace Marina acquistò sempre più importanza col trasferimento, da Gerace, di alcune importanti strutture amministrative e commerciali, tra cui il Tribunale e la Banca Popolare nel 1880, fino a divenire comune autonomo nel 1905. A dare ulteriore slancio furono la nascita e lo sviluppo di importanti attività commerciali ed industriali: ad esempio, le Officine Meccaniche Calabresi (OMC), nei primi anni trenta, impiegavano 200 operai. Nel 1934 il comune di Gerace Marina assunse l’attuale denominazione di Locri.

Brancaleone è stata definita “città delle tartarughe di mare” perché sulle sue spiagge, così come su quelle dei comuni vicini, depone le uova la tartaruga comune (Caretta caretta), facendo di questo tratto di costa l’area più importante di deposizione in tutta l’Italia. Le origini di Brancaleone risalgono al VI-VII secolo, in epoca bizantina, ma si pensa che la presenza umana vi fosse già da molto prima nell’antica città di Sperlonga, oggi luogo in cui si trova la vecchia Brancaleone, un bellissimo borgo medievale abbandonato alla fine degli anni ’50. Oggi è possibile visitare i suoi suggestivi resti, come la grotta-chiesa dell’Albero della vita, il sito archeologico dei silos-granai, silos per la raccolta delle acque, la Grotta della Madonna del Riposo con affreschi seicenteschi, Le origini di Brancaleone risalgono al VI-VII secolo, in epoca bizantina, ma si pensa che la presenza umana vi fosse già da molto prima.

Palizzi; dal greco Polischìn, ha avuto un ruolo importante in quanto confine tra il territorio di Reggio e Locri. Negli ultimi tempi il confine è stato accettato grazie al lavoro dell’archeologo onorario S. Stranges, che ha rilevato nel corso di un ventennio una fitta rete di siti di entrambe le appartenenze, definendo con chiarezza la netta linea di demarcazione tra i territori delle due grandi e antiche repubbliche. Ricordato solo nel XV secolo come feudo dei Ruffo fu in seguito dei d’Aragona d’Ayerbe dai quali passò ai Colonna nel 1580. Il castello di origini medievali, fu rifatto come palazzo in grandiose e semplici forme nel Seicento. Molto pittoresco è anche il centro di Pietrapennata, di carattere alpestre; la chiesa di origine medievale (basiliana), ma rifatta nei secoli XV-XVI, conserva la Madonna dell’Alica statua di marmo alabastrino del Cinquecento. Tra i siti paleolitici più antichi d’Europa, villaggio esteso con continuità abitativa risalente a 800.000 anni fa, e Monte Gunì, vi sono similitudini col sito di Caselle di Maida. Rinvenimenti sporadici di punte musteriane di 30.000 anni fa.  Per il neolitico sono moltissimi i siti della facies culturale detta di Steninello, con produzione litica e ceramica di pregevole valore artistico decorata con rombi e losanghe. Presenti diversi siti del neolitico medio e finale. L’età del rame e della prima età del bronzo sono oltremodo presenti con originalità culturali che dovranno essere studiate. Dalla fine del VII secolo a.C.

(non per ultimi sicuramente i comuni di; Bianco, Ferruzzano, Ardore, Bovalino, Sant’Ilario, Caulonia) di cui rinomate spiagge, ed entroterra ricchi di testimonianze storico-culturali e paesaggistiche unite alla gastronomia tipica, fanno di questi comuni affacciati sul mar ionio, tra le località gettonate dal turismo, non solo invernale)

Costa dei Cedri

E’ il toponimo che indentifica la fascia settentrionale litorale della Calabria, in provincia di Cosenza. Il nome stesso deriva dalla diffusa coltivazione del cedro, un agrume antichissimo di cui le radici affondano nell’antichità classica e nell’ortodossia ebraica. Il cedro che cresce in quest’area è per gli ebrei la cultivar più pregiata, tant’è che molti rabbini giungono ogni anno a Santa Maria del Cedro per selezionare i cedri adatti per i rituali di sukkot (festa delle Capanne o dei Tabernacoli). Fra i comuni della costa spiccano, per la produzione di cedro, Santa Maria del Cedro, in cui oggi si concentra maggiormente la produzione, Scalea, Orsomarso, Santa Domenica Talao, Buonvicino e Belvedere Marittimo.

Le località più importanti della costa sono cinque: Praia a Mare, Scalea, Diamante, Cetraro e Paola.

Praia a Mare è una piccola cittadina davvero graziosa e tra le sue attrazioni, protagoniste indiscusse sono senza dubbio le sue spiagge, tra le più popolari e ricercate del versante tirrenico della Calabria.  A questa si affianca inoltre un patrimonio architettonico, in cui spicca il Santuario della Madonna della Grotta: un luogo di raccoglimento e preghiera, nonché meta di pellegrinaggio, incastonato tra grotte naturali.

Scalea, invece raccoglie turisti sia d’estate che d’inverno, che grazie agli ottimi collegamenti ferroviari e autostradali, durante i mesi estivi la città pullula di turisti, attratti dalle bionde spiagge attrezzate e da una città sempre vivace. D’inverno, invece è affollata dagli amanti della natura, che svolgono molte attività all’aperto come il trekking.

Diamante, sorge quasi a metà costa dei Cedri, si tratta di un piccolo borgo di pescatori. Caratterizzato da un fitto dedalo di viuzze, costellato di modeste casette. Si tratta di costruzioni antiche e talvolta, dall’aspetto dismesso, ma è proprio questo a conferire fascino alla città.

Cetraro, il cui nome deriva proprio dalle folte coltivazioni di cedri presenti in quest’area. La spiaggia finissima accoglie numerosi turisti ogni anno, che tra un sorso di vino e una tipica frittura calabrese, possono godere del meraviglioso panorama offerto dal vicino scoglio della Regina.

Paola, ultima località a sud della costa, sorge a novanta metri sul livello del mare, le spiagge sono spaziose con un mare limpido, oltre a questo, la presenza del Santuario di San Francesco da Paola, conferiste alla località un’importanza notevole per il turismo religioso e spirituale che ogni anno ed in tutto il periodo dell’anno accoglie numerosi pellegrini e turisti da ogni parte del mondo.

Costa degli Dei

E’ il nome con il quale si designa un tratto di costa marina del Mar Tirreno meridionale che si estende da Pizzo Calabro a Nicotera, cioè l’intero tratto marittimo della provincia di Vibo Valentia, in Calabria.  Viene chiamata la “Costa degli Dei” perché secondo alcuni miti anticamente avevano dimora gli dei che la scelsero per la sua bellezza paesaggistica.  La costa viene anche chiamata “Costa Bella” per i suoi suggestivi panorami delle Isole Eolie. Lunghe spiagge bianche, si succedono rocce frastagliate creando piccole calette raggiungibili solo a piedi o in barca. In questo panorama Tropea riveste un ruolo importantissimo, che la rende una località di elevata vocazione turistica a livello internazionale, tanto da meritare la dicitura “Perla del Tirreno”, per la sua bellezza paesaggistica.

Le località più importanti della costa sono cinque: Pizzo, Zambrone, Parghelia, Tropea, Ricadi.

Capo Vaticano riveste un punto di riferimento della realtà turistica vibonese e calabrese. Il promontorio di Capovaticano si estende tra il golfo di Santa Eufemia e Gioia Tauro e il tocco di magia sta proprio nel significato del suo nome. La leggenda fa risalire la prima etimologia a una radice ellenica: ai tempi dell’antica Grecia, viveva in una grotta di questo promontorio un’indovina dal nome Manto. Era a lei che si rivolgevano i pescatori e i naviganti, ma anche le donne per conoscere il volere delle divinità. Pare che anche Ulisse in fuga fra Scilla e Cariddi si sia rivolto alla profetessa per conoscere la sua rotta e il suo futuro. Manto deriva dal greco “manteuo”, ossia interpretare la volontà divina. Così Capovaticano prese il nome di Mantineo, lo stesso nome dell’oracolo. L’asprezza e la bellezza di questi luoghi, ha conferito anche in epoca latina una certa sacralità a Capovaticano e al suo litorale, ribattezzato Costa degli Dei. Infatti in latino “vaticinium” significa oracolo ed è riconducibile a una figura in contato con le divinità come l’indovina Manto. Un manoscritto del 1736 attribuisce il nome di Capovaticano a Scipione l’Africano che su questo tratto di costa sconfisse il pirata Grancane; si avventò su di lui urlando “Abbatte Cane”. Da qui il nome Batticane e Batticano. Dagli studi ne risulta che la comunità del luogo è sempre stata legata al commercio marittimo e dal Medioevo ai nostri giorni anche alle coltivazioni dell’entroterra.

Pizzo, cittadina di origine medievale, deve il suo nome alla posizione arroccata sul pendio di una rupe di tufo (pizzu, nel dialetto locale), a strapiombo sul mare.  Nel corso del tempo, nonostante le trasformazioni urbanistiche legate al recente sviluppo turistico, è riuscita a mantenere l’aspetto del tipico borgo marinaro, con un caratteristico dedalo di viuzze e vicoli. La sua fama è legata sia alla pesca e lavorazione del tonno, da sempre base della sua economia, sia alle bellissime scogliere, che incorniciano la candida spiaggia e che si tuffano in acque limpide e trasparenti.

Zambrone sorge su un altopiano a 222 m di altitudine dal mare che dista circa 2 km; il comune con le sue frazioni di San Giovanni, Daffinà e Daffinacello si estende su una superficie di 14,36 km². Il territorio ordinato a terrazzamenti si presenta con valli e profonde incisioni fluviali. Le sue origini risalgono al 1310 quando gli abitanti di Aramoni vennero scacciati dalle pianure del monte Poro per ordine di Roberto d’ Angiò e si rifugiarono sulla costa presso la fiumara Potame. Secondo altre fonti storiche, il paese venne creato attorno al 1300 quando le continue incursioni dei saraceni spinsero gli abitanti di San Giovannello a spostarsi nell’attuale posizione del paese. Dal 1811 è un comune autonomo.

Parghelia confina la rinominata Tropea ed è un comune di 1338 abitanti della provincia di Vibo Valentia. Il paese è quasi interamente ricostruito negli anni venti in seguito al terremoto del 1905 che rase al suolo Parghelia (solo la chiesa della SS. Madonna di Porto salvo resistette al sisma).  Grazie alle sue splendide spiagge (Michelino, La Grazia e Vardano), alle strutture ricettive delle quali dispone e alla sua vicinanza a Tropea è divenuta negli anni una meta turistica di richiamo.

E’ uno dei paesi appartenenti alla costa degli Dei: tratto della indiscutibile bellezza ricadente nella provincia di Vibo Valentia.

Ricadi è un borgo turistico della Costa degli Dei situato a 284 metri di quota s.l.m. La sua costa è tra le più belle d’Italia, in dodici chilometri di spiagge, baie e calette, modellate dai venti e dal mare, si trovano: la baia di Riaci, la spiaggia di Formicoli, quella di Grotticelle, Santa Maria, Santa Domenica, della Scalea, Capo Vaticano, Praia i Focu, a Ficara, i Ziti e molte altre. Il litorale è stato premiato in più occasioni dalla Guida Blu e dalla Bandiera Verde Spiagge. Nel suo territorio ricade la produzione della cipolla rossa di Tropea.

La Costa Viola

La Costa Viola è un’area geografica della provincia di Reggio Calabria immediatamente a nord del capoluogo e rientrante nell’area metropolitana di Reggio Calabria, che sia affaccia sul mar Tirreno e sullo Stretto di Messina. La linea di costa, stretta tra il mare e le montagne, è dominata da alte e frastagliate costiere che con l’altezza di 600 metri sono tra le falesie più imponenti al mondo, oltre che da graziosi e suggestivi anfratti come la “grotta dello Sparviero”. Dal monte Sant’Elia è possibile godere di un superbo panorama con sullo sfondo l’arcipelago delle Isole Eolie e i due vulcani attivi: l’Etna e Stromboli.  Tutto il territorio, è, inoltre, caratterizzato da terrazzamenti coltivati a vigneti a strapiombo sul mare.  Le spiagge e i vari litorali sono tratti rocciosi, a tratti sabbiosi a tratti ghiaiosi, dominati dai crinali dell’Aspromonte e del Monte Poro, che precipitano direttamente in mare.  I fondali marini sono simili a quelli tropicali e presentano un ecosistema ancora integro.

Recentemente sono state scoperte, in prossimità delle coste di Scilla, rare colonie di corallo nero, mentre in quelli di Palmi, nei pressi di capo Barbi, altrettante colonie di corallo bianco.  Di fronte ai lidi di Tonnara di Palmi, si trova il caratteristico “Scoglio dell’Ulivo” così denominato per la crescita spontanea di un albero d’ulivo.

Le località più importanti della costa sono quattro: Scilla, Bagnara Calabra, Palmi e Seminara.

Scilla è una rinominata località turistica situata su un promontorio all’ingresso settentrionale dello stretto di Messina. Il toponimo Skyla richiama un misterioso mostro che sarebbe il responsabile di tempeste scatenatesi sul mare che determinarono la fine di molti naufraghi. Descritta da Strabone come uno scoglio simile a un’isola, Scilla mantiene tutt’ora i tratti di questo paesaggio. Il primo a parlarci di Scilla e Cariddi come di mitici mostri sanguinari fu Omero nella sua Odissea, poema a cui poi tanti antichi scrittori si rifecero data l’autorevolezza della fonte. Nacque pertanto più tardi il detto: “Incappa in Scilla volendo evitare Cariddi”.

Bagnara Calabra; occorre precisare che il toponimo originario è “Bagnara”, il termine identificativo “calabro o Calabra” fu assegnato in seguito all’unificazione d’Italia per distinguerlo da quello di Bagnara di Romagna. La città è situata a pochi chilometri dallo stretto di Messina, in una zona costiera chiamata Costa Viola, lambita a ovest dal mar Tirreno e posta in fondo ad un’insenatura tra le colline a strapiombo sul mare. Il primo nucleo abitativo di cui conserviamo sicura testimonianza storica nasce intorno al 1085, con la fondazione dell’Abbazia Nullius di Santa Maria V.G. e i XII Apostoli ad opera del conte Ruggero I d’Altavilla ed in breve tempo acquisisce un ruolo di primo piano nelle vicende politiche e religiose meridionali. Ipotesi storiche tendono a far risalire le origini di Bagnara al periodo fenicio all’VIII secolo a.C. Tali affermazioni sarebbero, secondo alcuni storici, suffragate dalle tante affinità con questo popolo di navigatori.

Palmi; circa le origini del nome dato a Palmi è costante la tradizione, nei secoli susseguiti alla sua fondazione, che abbia assunto tale denominazione a causa delle numerose palme che sorgevano nel suo territorio; tant’è che con l’indicazione De Palmis, Ruggiero I conte di Calabria specificava di concedere la chiesa di San Georgium, nel 1085, alla Chiesa di Santa Maria e dei XII apostoli di Bagnara Calabra. Dominus Palmae venne chiamata invece dal barone Iacobus De Roto di Seminara nei registri angioini dei baroni di Calabria del 1333 mentre, nei secoli seguenti, gli antichi notari si servirono dell’espressione “Civitas Palmarum”, nel secolo XVI, da Gabriele Barrio venne chiamata “Parma”, mentre da Fra Lando Alberti venne nominata come Palma.  venne pure denominata “Carlopoli” nel secolo suddetto, in onore del duca Carlo Spinelli che la ricostruì fortificata dopo una devastazione saracena, tanto che nel 1567 sono riportati l’appellativo di oppidum (a conferma della fortificazione) e di “Palma nunc Carlopolis” ipotizzando che la nuova Carlopoli fu costruita accanto al vecchio centro abitato. Solamente nel 1669 appare la scritta Palmi, ma col cominciare del XVIII secolo, la città venne chiamata “Palme”, nome che prevalse sempre fino al nuovo assetto del regno di Casa Savoia (1860), in cui si stabilì definitivamente il nome attuale di “Palmi”.

Seminara; A Seminara è legata la figura di Barlaam Calabro, filosofo, matematico, teologo e maestro di greco di importanti letterati italiani come Petrarca e Boccaccio e che qui nacque nel 1290. Inoltre, nel XIII e XIV secolo la Calabria era considerata ancora la Grecia d’Italia e qui ci si recava per apprendere l’antica lingua greca. Una volta giunti a Seminara, da non perdere è sicuramente il centro storico, dove tra i resti delle antiche mura di cinta e del Castello Mezzatesta occhieggiano portali, palazzi e dettagli rinascimentali che raccontano l’importanza cinquecentesca di questa cittadina. Ma non solo. Qui di certo non mancano le attrazioni, fra le quali opere scultoree di grandi artisti come il Gagini, il Mazzolo, Andrea Calamech, oltre che opere pittoriche di notevolissimo pregio del pittore Giovannangelo d’Amato. I più importanti reperti archeologici di Seminara sono senz’altro il borgo di Sant’Antonio, antiche mura di cinta della città, l’Arco di Rosea e i ruderi dell’antico Ospedale, costruito tra il 1400 ed il 1450, nonché il più antico ospedale della Calabria. L’arte qui si mescola alla sacralità e di certo non mancano le architetture religiose, come la Basilica e Santuario di Maria Santissima dei Poveri (1933) un edificio, dal prezioso stile neoromantico che conserva un museo che spazia da preziosi gioielli di arte sacra a reliquie di Santi, opere in argento, in legno, in ceramica e persino in avorio. Preziosissimi abiti talari e la bellissima, unica nel suo genere, venerata statua lignea della Madonna Nera, meglio conosciuta come Madonna dei Poveri. Ma non vi è solo la basilica, anzi, continuiamo con la chiesa di San Marco Evangelista (XVIII secolo), dove al suo interno conserva la statua della Madonna degli Angeli, attribuita ad Antonello Gagini (XVI secolo) e ancora la Chiesa di San Michele, la chiesa di Sant’Antonio dei Pignatari e la chiesa di Sant’Anna, chiesa di San Luigi, chiesa di Maria Santissima Addolorata e quella dedicata a San Giuseppe, ma anche l’iconica chiesa ortodossa dei Santi Elia e Filarete.

La Costa degli Aranci

Corrisponde al tratto di costa ionica della Calabria, compreso tra Steccato di Cutro a nord e Monasterace Marina a sud, che abbraccia il golfo di Squillace. Sono 75 chilometri di litorale calabro, in provincia di Catanzaro, che custodiscono rinomati centri balneari e scrigni di biodiversità. La costa è caratterizzata da lunghe spiagge di sabbia, intervallate da tratti rocciosi che creano scenari di grande suggestione. Intorno pinete, uliveti e aranceti che inebriano dei loro intensi profumi. Sulla costa si susseguono pittoreschi borghi marinari che d’estate attraggono numerosi turisti, mentre sulle colline alle spalle del mare si affacciano antichi borghi medioevali. Tra spiagge e paesini, inoltre, fate caso alle testimonianze della storia che affonda le sue radici nella Magna Grecia. Il golfo di Squillace infatti, strategico per i traffici nello Ionio, attrasse fin dall’VIII secolo a.C. i coloni greci che lungo la costa costruirono templi, agorà e necropoli. Fra i resti meglio conservati oggi si possono vedere quelli dell’antica Kaulon, con le rovine del tempio dorico, nella parte meridionale del golfo, a Monasterace Marina.

Le località più importanti della costa sono sette: Catanzaro, Roccella di Borgia, Squillace, Copanello, Stalettì, Pietragrande, Soverato

Catanzaro si affaccia sul golfo di Squillace, nel mar Ionio, dove secondo alcuni studiosi si trovava il porto del regno dei Feaci, nel quale, come racconta Omero nell’Odissea Ulisse fu accolto e raccontò la sua storia. È conosciuta come la “Città tra due mari”, in quanto è situata nell’istmo di Catanzaro, ovvero la striscia di terra più stretta d’Italia, dove soli 30 km separano il mar Ionio dal mar Tirreno. Ciò consente di vedere contemporaneamente, dai quartieri nord della 4città in alcune giornate particolarmente limpide, i due mari e le isole Eolie. È detta inoltre Città dei tre colli   corrispondenti ai tre colli rappresentati nello stemma civico che sono il colle di San Trifone (oggi San Rocco), il colle del Vescovato (oggi Piazza Duomo) e il colle del Castello (oggi San Giovanni). Il territorio comunale si estende dal mare fino all’altezza di 668 metri. La casa comunale sorge a 320 m. Comprende una zona costiera sul mar Ionio che ospita 8km di spiaggia e un porto turistico; da qui il centro abitato risale la valle della Fiumarella (anticamente detta fiume Zaro), sede di un forte sviluppo urbanistico, fino ai i tre colli: del Vescovato, di San Trifone (o di San Rocco) e di San Giovanni (o del Castello) su cui sorge il centro storico della città e che si ricollegano con la Sila verso Nord. Per la sua particolare orografia il territorio comunale è bagnato dal mare, ma soggetto a fenomeni nevosi d’inverno.

Roccelletta di Borgia si distingue per essere un luogo sospeso nel tempo, immerso tra uliveti incantati e verdi colline che si stagliano verso le acque limpide del Mar Ionio.

Da queste parti è praticamente impossibile non lasciarsi inebriare dal fascino della Magna Grecia, poiché qui ha lasciato una delle testimonianze più importanti della sua presenza.
Impressionati scorci paesaggistici fanno da cornice al grande parco archeologico che si trova in questa frazione, con gli imponenti resti della basilica di Santa Maria della Roccella, del teatro e dell’anfiteatro della colonia romana di Scolacium, città millenaria abitata in tempi antichi dai greci, e molto altro ancora. Visitare questo parco vuol dire scoprire la storia di Skylletion, città della Magna Grecia che divenne una prospera colonia romana:

Borgia, un paesino interamente ricostruito a seguito del drammatico terremoto del 1783 e che, fortunatamente, oggi è un centro ricco di palazzi nobiliari, monumenti, chiese e sculture antiche. Di particolare interesse sono Villa Pertini e le sue Piazza del Popolo e Piazza Ortona. In quest’ultima sorge il duomo del 1852 dedicato a San Giovanni Battista (patrono della città). Borgia vanta anche una zona marina si estende per circa 6km e dove prendono vita paradisiache spiagge di sabbia bianca. Tra le più belle c’è proprio quella di Roccelletta di Borgia che si affaccia sullo Ionio nella Costa degli Aranci. Un piccolo sogno a occhi aperti circondato da una rigogliosa pineta che permette un po’ di refrigerio durante le ore più calde della giornata. Il mare, nemmeno a dirlo, è cristallino anche se subito profondo.

Squillace è un comune italiano di 3.641 abitanti della provincia di Catanzaro in Calabria. È l’antica Skylletion città della Magna Grecia su cui sorse la colonia romana di Scolacium patria di Cassiodoro che vi fondò il Vivarium. Sede di una delle più antiche diocesi del Sud Italia, fu un importante centro greco-bizantino durante l’Alto Medioevo, l’ultimo in Calabria ad essere conquistato dai Normanni. Alla cittadina deve il suo nome il golfo di Squillace, così noto fin dall’epoca magnogreca. Squillace affonda le sue origini nei tempi antichissimi. Il toponimo deriva da Skyllation, il nome della città che ebbe importante funzione di riferimento territoriale, come colonia greca. Il nuovo popolo dominatore costrinse gli abitanti di Scolacium a rifugiarsi in luoghi più sicuri, su un’altura, dove fondarono l’attuale centro di Squillace.

Copanello o Copanello di Stalettì (soprannominata la Perla dello Jonio catanzarese) è una frazione del comune di Stalettì in provincia di Catanzaro, situata lungo la costa jonica della provincia calabrese a sud del capoluogo. È delimitata a nord dal fiume Alessi e a sud dal torrente Lamia. Si suddivide in Copanello alto e Copanello lido. Nel VI secolo, Copanello fece parte dei possedimenti del politico e scrittore latino Cassiodoro (485-580). Questi vi fece costruire il Monastero di Vivarium intorno al 555.

Stalettì nacque tra la fine del XIX secolo ed il XX secolo, il territorio di Copanello alto è passato successivamente dalla famiglia Fazzari alla famiglia Falcone ed in seguito alla famiglia Gatti mentre Copanello lido restava alla famiglia Pepe dal XVIII secolo alla fine del XX secolo, quando divenne proprietà di diversi patrioti (Guglielmo Pepe, Enrico Cosenz, Damiano Assanti, Francesco Carrano, Girolamo Calà Ulloa e Camillo Boldoni) prima di passare alla famiglia dei marchesi Lucifero, di cui l’ultimo proprietario fu Francesco Lucifero. Il Paesaggio di Copanello viene inoltre visitato da Michele Frangella che compone la celebre poesia “A Copanello” esaltando le bellezze della costa e delineandole come un vero e proprio Eden.

Pietragrande è da oltre trent’anni un centro balneare e turistico di altissimo livello. Il mare cristallino, le tante spiaggette, le scogliere incantevoli, le antiche tradizioni storiche, compongono una cornice splendida per una vacanza indimenticabile. Scogliere e dirupi si alternano a spiagge accessibili solo via mare, veri e propri angoli di paradiso.

Soverato; è favorito dalla posizione al centro del Golfo di Squillace e a poca distanza dalle montagne, deve aver attirato degli uomini fin dai tempi più antichi; da quando popolazioni neolitiche abitavano la Calabria centrale. La zona a ridosso della collina dove venne fondato il borgo fortificato fu popolata sin da tempi protostorici da varie popolazioni, servirà l’arrivo dei coloni greci e poi della dominazione romana per poter far crescere economicamente e demograficamente l’intera zona di Soverato. Sotto l’Impero romano la Calabria vive in una oscura prosperità, appena sfiorata dalle guerre puniche e dalla rivolta di Spartaco. L’asse economico e politico della Calabria si sposta sempre di più dallo Ionio al Tirreno, lungo il quale corre la grande strada consolare Popilia che porta in Sicilia. Verso il V, VI secolo d.C. le coste ioniche vengono del tutto abbandonate, e gli abitanti si trasferiscono sui colli. Le cause del fenomeno sono da ricercarsi nell’esaurimento della funzione commerciale, nella malaria e nella minaccia prima dei Vandali dall’Africa e poi degli Arabi.

Costa dei Saraceni

Con il nome di “Costa dei Saraceni” indichiamo un tratto di costa ionica appartenente alla provincia di Crotone, delimitato a nord dal fiume Neto e a sud dal fiume Tacina.

Il territorio comprende, da nord verso sud, le località più importanti della costa sono sei: Cariati, Crucoli, Cirò Marina, Crotone, Capocolonna e Isola Capo Rizzuto.

Cariati è un centro turistico vivamente frequentato, caratterizzato da un paesaggio davvero unico, immerso in una natura rigogliosa a ridosso di un mare limpido e trasparente che le ha fatto aggiudicare la Bandiera Blu ogni anno fin dal 2009. Da visitare assolutamente il Borgo medievale sulla riva del mare, cui si accede da più punti ma che ha il suo accesso principale nella suggestiva “Porta Pia”. Subito dopo questa, inizia il corso XX settembre, la via principale, lungo la quale si trovano il Palazzo del Seminario, costruito nella prima metà del Seicento, la cattedrale di San Michele Arcangelo e il Palazzo Vescovile.

Crucoli è una località posta su un promontorio in cui sono ben visibili i resti di un castello di origine normanna con le sue mura difensive; è molto nota per le proprie attività artigianali, fra cui quella dei tessuti dai bei disegni orientaleggianti. Torretta di Crucoli è la località balneare che appartiene al piccolo comune. E’ costituita da una meravigliosa spiaggia dorata lunga circa 3km, ben attrezzata e orlata da un grazioso lungomare. Il mare che la bagna è limpido e cristallino, di un azzurro brillante, con fondali digradanti, ideali per i bagni estivi.

Cirò Marina è divenuta negli ultimi anni meta turistica rinomata grazie alla bellezza e alla ricchezza del mare, ma è nota anche per gli ottimi vigneti per cui è Città del Vino dal 2000. Le sue spiagge sono tutte lambite da una fitta pineta costiera molto pittoresca. Rinomata e molto frequentata dai turisti è la spiaggia Punta Alice di Cirò Marina, situata nella frazione omonima, caratterizzata da un litorale ampio e molto lungo con sabbia fine e dorata ed un mare trasparente e di un azzurro intenso, con fondali bassi e digradanti. Nelle vicinanze si trova la foce del fiume Neto, un’area di notevole importanza naturalistica poiché ospita aironi ed altre specie di uccelli.

Crotone fu fondata dagli Achei, i coloni greci provenienti dalla regione dell’Acaia (VIII secolo a.C.), in un’area dove si trovava un insediamento indigeno. Divenne molto presto uno dei centri più importanti della Magna Graecia. La città vecchia di per sé, può essere considerata un’opera d’arte perché tutta caratterizzata da stretti vicoli e graziose piazzette, nonché da architetture di maggiore rilievo come il duomo o la piazza Pitagora, nodo tra il centro storico e la Crotone nuova.

Isola Capo Rizzuto che “chiude in bellezza” la Costa dei Saraceni, essendo un luogo davvero unico, con un mare di straordinaria bellezza, ricco di scogliere e madrepore, di reperti storici e culturali, di natura incontaminata. Capo Colonna invece è il promontorio che determina il limite occidentale del Golfo di Taranto, dove sorgeva il tempio dedicato ad Hera Lacinia, di cui, fino a qualche tempo fa, erano rimaste molte colonne. Sfortunatamente, queste vennero poi utilizzate come fonte di pietre lavorate per decorare il castello, il porto e i palazzi nobiliari locali fino a che non ne rimase eretta soltanto una, tuttora presente sul promontorio.

Isola Capo Rizzuto si trova anche la famosissima spiaggia di “Le Castella”, chiamata così perché di fronte ad essa, in mezzo al mare, si staglia lo splendido Castello Aragonese (XV secolo), collegato con la stessa solo per mezzo di una sottile striscia sabbiosa e quando non si ha alta marea. Il mare qui è spettacolare, ideale per gli amanti dello snorkeling, poiché particolarmente cristallino, con fondali bassi e ricchi di anfratti dove si nascondono una miriade di pesci.

 

La costa egli Achei

Con il nome di Costa degli Achei, con chiaro riferimento alla frequentazione achea della zona e relativa fondazione dell’antica colonia di Sybaris, si indica quel tratto di costa dell’alto ionio calabrese compreso tra la foce del fiume Ferro a nord e la foce del Trionto a sud. Tratto costiero che vede proprio in Sibari il suo centro geografico. La costa degli Achei si sviluppa lungo la fascia costiera dell’ampia Piana di Sibari. Il litorale è poi racchiuso tra i possenti rilievi del Massiccio del Pollino a nord e gli ultimi contrafforti della Sila Greca a sud e solcato da una miriade di piccoli ruscelli e corsi d’acqua a carattere torrentizio.

La parte settentrionale della Costa degli Achei, è compresa tra le sette località balneari di: Roseto Capo Spulico, Amendolara Marina, Villapiana, Sibari, Cerchiara, Rossano-Corigliano e Trebisacce, e si sviluppa lungo i contrafforti della Serra Manganile, estrema propaggine orientale del Massiccio del Pollino.  Il litorale risulta quindi ciottoloso e carico di scogliere anche per la presenza di alcuni torrenti come il Pagliara e lo Straface che precipiti si gettano in mare con il loro carico di detriti calcarei. La Costa degli Achei termina in via convenzionale con la foce del Trionto, ma proseguendo a sud si incontrano importanti località balneari della costa ionica come Calopezzati e Marina di Pietrapaola. Le spiagge dell’alto ionio calabrese sono sovrastate dalla imponente mole del Massiccio del Pollino e offrono quindi un colpo d’occhio davvero straordinario. Ma tutta l’area della Piana di Sibari è interessata da importanti ritrovamenti archeologici come il sito indigeno degli Enotri di Francavilla Marittima, l’antica Cossa in località Paludi e la stessa Sibari dove è ubicato il Parco Archeologico omonimo.

Roseto deriva dal latino rosetum vista la diffusione della coltura delle rose in epoca greco-romana, che venivano utilizzate per riempire i guanciali delle principesse sibarite. La specifica “Capo Spulico” fu assunta nel 1970 in riferimento alla vicinanza del paese al Capo Spulico. Fondata attorno al VII secolo a.C., ai tempi della Magna Grecia Roseto era una delle città satellite di Sibari. La Roseto odierna nacque nel X secolo d.C., il principe Roberto il Guiscardo vi costruì tra il 1058 e il 1085 il Castrum Roseti, mentre raggiunse il suo massimo splendore nel 1260 quando fu costruito il Castrum Petrae Roseti (castello di Roseto) dato in feudo ai baroni della Marra. Fu centro di forte presenza albanese già dai primi del Cinquecento. Dopo un periodo di declino e di sottomissione al potere baronale, aggravato dall’Unità d’Italia e dall’emigrazione che ha segnato questa terra nella prima metà del Novecento, nei primi anni ‘70 vennero costruiti i primi “residence”, che aprirono le porte al turismo nello Jonio Calabrese e a Roseto Capo Spulico, che è andata nel tempo sviluppandosi specie nel settore del turismo balneare.

Amendolara; deriva probabilmente dal greco Amygdalaria ossia “mandorlai” per la ricca produzione di mandorle.  Secondo altri invece il nome deriva dal nome di famiglia “La Mendelèa“. Un insediamento degli Enotri dell’età del bronzo è testimoniato da alcuni resti archeologici rinvenuti nel “Rione Vecchio”. Nel VII secolo a.C. l’abitato si spostò nella sottostante pianura, dove Epeo, il mitico costruttore del cavallo di Troia, avrebbe fondato la città greca di Lagaria (resti in località San Nicola). In epoca romana esisteva una stazione di posta della via litoranea che ebbe probabilmente nome Statio ad Vicesimum (a venti miglia dalla città di Thurii) i cui resti (in particolare un sistema di cisterne per l’approvvigionamento idrico) sono stati rinvenuti nella zona dell’attuale “masseria Lista”. Dopo l’epoca romana vi furono fondate un’abbazia bizantina e quindi un’abbazia cistercense, mentre nel territorio sono presenti grotte eremitiche. Intorno al 1000 venne costruito il castello, che passò in successione a numerose famiglie nobili.

Trebisacce è un comune italiano di 8593 abitanti della provincia di Cosenza. Il territorio del comune confina con quelli di Albidona a nord ovest, di Plataci a sud ovest, e di Villapiana a sud, mentre ad est è limitato dal Mar Ionio. Dal 2015 Trebisacce è Bandiera Blu delle Spiagge, l’autorevole riconoscimento europeo assegnato dalla FEE e dal 2018 Trebisacce risulta essere l’unico comune calabrese ad aver ottenuto il riconoscimento di Spighe Verdi dalla FEE. Il nome del paese deriva dal greco trapezikion, ossia “piccola tavola” quindi “tavoliere”, riferendosi alle caratteristiche geografiche del territorio. Nell’ultimo cinquantennio Trebisacce ha raddoppiato la sua popolazione. Dagli anni ’70 gode di uno sviluppo economico e commerciale continuo, che è aumentato ancor di più dagli anni ’90 del XX secolo fino ad oggi, trasformando radicalmente la cittadina, da paese di pescatori fino a metà del ‘900 ad un attivo centro economico-commerciale-turistico della Costa Jonica, l’unico centro dell’Alto Jonio che raggiunge i 10.000 abitanti di popolazione.

Villapiana;

Villapiène in dialetto locale, è un comune italiano di 5.423 abitanti della provincia di Cosenza in Calabria. Ai tempi della Magna Grecia la città era nota come Leutermia. Tale nome fu conservato fino al IX secolo, quando venne, verso l’850, distrutta dai saraceni contemporaneamente a Blanda e Cirella. Intorno al 1300 il borgo fu ricostruito e prese il nome di Casalnuovo che conservò fino al decreto del 4 gennaio 1863, quando assunse l’attuale denominazione. Del periodo feudale è testimone il castello, dove trovarono abitazione i feudatari che si sono succeduti al governo del piccolo paese. Al tempo della Repubblica Partenopea il generale Championnet, incaricato di procedere all’ordinamento amministrativo dello Stato, comprendeva Casalnuovo nel cantone di Tursi, dipartimento del Crati.

Cerchiara:

Tra i paesi dell’Alto Ionio cosentino, compare il comune di Cerchiara di Calabria (CS). Situato a circa 650 m s.l.m. gode di una posizione privilegiata sulla famosa e fertile Piana di Sibari; questa località può inoltre vantare una grande fama in tutto il circondario per l’ottima qualità del pane prodotto nel suo territorio, tanto da fregiarsi del titolo di “Città del Pane“, assegnato da un’associazione che mette insieme diversi comuni italiani che lavorano per far conoscere e valorizzare le diverse tipologie di pane. A Cerchiara vi sono anche tre località, uniche e di notevole interesse. Oltre il centro storico, in cui meritano sicuramente una visita la chiesa di San Pietro e il diruto castello, c’è da citare prima degli altri due importanti siti il Santuario della Madonna delle Armi a circa 13 Km dal paese, costruito e ampliato alle pendici del Monte Sellaro, cima del Parco Nazionale della Sila. La seconda località da non perdere è la Grotta delle Ninfe, acque sulfuree che alimentano un complesso termale dall’omonimo nome. Nella grotta da cui le acque provengono si è creata una piscina con acqua che raggiunge i 30°C già famosa all’epoca della città della Magna Grecia di Sybaris, importante colonia Achea dell’odierna pianura di Sibari sviluppatasi tra il 720 e il 510 a.C. distrutta in questa data dalla concorrente Kroton. Infine ma non meno importante e di un fascino tutto particolare abbiamo sempre nel territorio di Cerchiara di Calabria l’Abisso del Bifurto anche detto la Fossa del Lupo, un inghiottitoio dalla grande rilevanza speleologica e geologica. La tipologia delle rocce del Pollino, prevalentemente carsiche, ha permesso la formazione di simili meraviglie: un “pozzo” verticale profondo quasi 700 m dal livello del suolo. Un importante elemento che fa di Cerchiara un’importante meta per gli appassionati del settore.

Sìbari;

è una frazione del comune di Cassano all’Ionio in Calabria. Fu una delle più importanti città della Magna Grecia sul mar Ionio, affacciata sul golfo di Taranto, tra i fiumi Crati (Crathis) e Coscile (Sybaris), riuniti a circa 5 km dal mare ma con foci indipendenti. La cittadella si basa su un’economia prevalentemente turistica. Sybaris fu fondata tra due fiumi, il Crati ed il Sybaris, alla fine dell’VIII secolo a.C. da un gruppo di Achei provenienti dal Peloponneso. Sibari si sviluppò rapidamente grazie alla fertilità del suo territorio dove si coltivavano olive, frumenti, frutta e si produceva olio. Secondo Strabone, Sìbari fu fondata da Is di Elice. La città perse importanza e nel 193 a.C. i Romani vi dedussero una colonia, cui diedero nome Copia. Nell’84 a.C. fu trasformata in municipio e in periodo imperiale, tra il I e il III secolo d.C., si sviluppò nuovamente. Nel corso del V e del VI secolo iniziò a decadere per l’impaludamento della zona. Un secolo dopo l’area era completamente abbandonata.

Rossano:

impropriamente chiamata anche Rossano Calabro per distinguerla da Rossano Veneto, è un’area urbana di 36 623 abitanti, attualmente parte del comune di Corigliano-Rossano, in provincia di Cosenza, in Calabria. La città è detta anche “La Bizantina” e “Città del Codex”, in omaggio al “Codice Purpureo”, uno degli evangeliari più antichi al mondo, custodito presso il Museo diocesano e del Codex e inserito nella lista dei beni del patrimonio UNESCO nella categoria “Memoria del mondo”. Si presume sia stato ondato dagli Enotri intorno all’XI secolo a.C., passò sotto il controllo magnogreco (VII-II secolo a.C.) e successivamente divenne l’avamposto romano nel controllo della piana di Sibari. Tra il 540 e il 1059 Rossano visse una fase di grande splendore sociale, artistico, culturale sotto il dominio dei Bizantini. Nei secoli successivi passò prima sotto il dominio dei Normanni e poi degli Svevi conservandosi città regia e quindi libera università, fino alla politica di infeudazione seguita dagli Angioini e poi dagli Aragonesi e dagli Spagnoli, sotto i quali si registrò la repressione di alcune ribellioni popolari contro il sistema feudale e le politiche fiscali. Le politiche feudali proseguirono sotto il viceregno austriaco e con i Borbone. A partire dagli anni cinquanta del XX secolo, la città, come altre in Calabria il cui nucleo storico si era sviluppato nell’entroterra in considerazione della salubrità dei luoghi oltre che per i presìdi naturali di difesa proseguì la sua espansione prevalentemente a valle e in pianura, attraversata dalle maggiori infrastrutture di collegamento ferroviario e stradale.

Corigliano;

Le origini di Corigliano sarebbero da riportare all’epoca dell’incursione araba del 977 da parte dell’emiro di Palermo, al Quasim, quando alcuni abitanti della Terra di Aghios Mavros (San Mauro, nei pressi dell’attuale frazione di Cantinella) si spostarono in luoghi più elevati, determinando lo sviluppo del piccolo villaggio di Corellianum (il cui nome indicherebbe un “podere di Corellio”) sul colle secoli dopo denominato “delli Serraturi” (nome derivato dalla concentrazione nella zona di un consistente numero di segantini: la denominazione è stata successivamente adeguata all’italiano nella forma “Serratore”). Dopo la conquista normanna, a Roberto il Guiscardo viene attribuita nel 1073 la fondazione di un castello, con annessa chiesa dedicata a San Pietro. La città si sviluppa progressivamente intorno al castello e alle chiese di “Santoro” e di “Santa Maria”. Durante il XIV secolo vi era stata accolta una comunità ebraica e nella località “Pendino” venne costruito il monastero francescano. Nel XIV secolo fu sotto il dominio dei conti di Sangineto per passare in seguito ai Sanseverino. Un arresto dello sviluppo si ebbe nel XV secolo, a causa del continuo stato di guerra tra Angioini e Aragonesi. Nel 1863 Corigliano prese la denominazione di “Corigliano Calabro” per evitare la confusione con Corigliano d’Otranto. La zona costiera coriglianese con i suoi 12 km di spiaggia costituisce la “freccia” di quell’arco naturale che è la Piana di Sibari, alternando luoghi incontaminati a spazi turistico-balneari attrezzati. La caratteristica di queste spiagge è la presenza, in prossimità della riva, di sabbia e pietrisco di piccole dimensioni alla marina di Schiavonea e di Fabrizio, mentre salendo verso nord, superata la zona del Porto di Corigliano e giungendo ai Salici, questa si presenta soffice, allungandosi dalla pineta sino al mare. I fondali marini, differenti da zone in zone, presentano un habitat completamente sabbioso e fangoso superata una determinata profondità con una gran quantità di specie animali e vegetali. Il borgo marinaro della Schiavonea, oggi grosso centro turistico-balneare della Calabria, vanta la più grossa flotta peschereccia, annoverata come la prima della regione, che trova riparo nel grande Porto di Corigliano interamente scavato nella terraferma lungo la linea di costa. Passando attraverso il territorio di Corigliano è possibile incontrare una enorme varietà di paesaggi e di vegetazione che si rincorrono, tra il mare e la preSila, in poco meno di 5 km.

 

Proposta progettuale, per l’istituzionalizzazione del brand turistico-commerciale “Costa delle Zagare – Capo Sud”

Costa delle Zagare

Erroneamente questo tratto di costa è stata assimilata all’identificazione della “Costa dei Gelsomini”, ma che in realtà avrebbe un unico fattore denominatore poco considerato e mai promosso abbastanza; parliamo del tratto costiero della “Riviera delle Zagare” che in realtà sulle mappe turistiche on line e cartacee non compare, ma si tratta comunque di una fascia che va da Reggio Calabria sino a Capo Spartivento che è caratterizzata dalla presenza di numerosi ed estesi frutteti coltivati ad Aranci e Bergamotti. Questo tratto di costa è la zona più a sud dell’Italia peninsulare e la terza in Europa dopo Capo Tarifa (Spagna) e capo Catapan (Grecia). La presenza di estesi aranceti e bergamotteti sul territorio caratterizza l’area press in esame, oggi purtroppo gli aranceti di un tempo sono ormai desueti, ma il Bergamotto di Reggio Calabria (definito l’oro verde del territorio) profuma ancora di essenze Ed è in continua espansione, grazie alle numerose aziende agricole che si sono formate attorno a tutta la filiera di produzione. Quale miglior occasione sarebbe identificare questa fascia costiera con un appellativo tanto veritiero quanto ovvio?! Sono molte le spiagge presenti nel tratto di costa in questione. Quella di Capo d’Armi, con la rocca a pendio sul mare a Melito Porto Salvo bellissime sono la spiaggia di Annà (che va dal camping stella marina fino alla stazione ferroviaria di Annà) sabbiosa e con strati di ghiaia sulla battigia, un tuffo lo meritano anche le acque antistanti località Rumbolo, dove il 19 agosto 1960 sbarcò Garibaldi con i Mille e dove a pochi metri dalla riva riposa il bastimento Franklyn affondato dopo lo sbarco dalle navi Borbone. Altre spiagge bellissime, sabbiose ed estese si trovano a Marina di San Lorenzo e Condofuri Marina. Di notevole bellezza, è anche la spiaggia che dal lungomare di Condofuri continua fino alla foce della fiumara dell’Amendolea, spiagge bellissime sabbiose e molto ambite dalle tartarughe Caretta Caretta. A Bova Marina, molto belle sono le spiagge e le calette a ridosso Rocca del Capo e San Pasquale così come spiagge caratteristiche si trovano a Palizzi, Spropoli fino a Capo Spartivento, dove il Faro domina la visuale e la costa. Negli anni ‘70/’80 la Pro Loco Melitese su input del suo Presidente Roberto Pansera ed il Rag. Alfredo Palumbo, si era avviata una seria campagna di promozione per l’istituzione del brand – identitario dal nome “Riviera delle Zagare” poi in seguito caduto nel dimenticatoio.

Sarebbe quindi interessante se si riavviassero processi di rilancio dell’idea che all’epoca stava prendendo forma, al fine di promuovere e valorizzare al meglio questo tratto di costa, tra i più caratteristici del basso ionio reggino e dell’area grecanica che coinvolge e la identifica.

 

Itinerario elaborato dai Volontari del Servizio Civile Universale – Brancaleone

Si ringraziano:

Alessandra Sgrò e Antonino Guglielmini e tutti gli autori delle immagini e dei testi.

Leonardo Condemi (Copertina)