Domenica 3 Marzo – Escursione alla Rocca di San Fantino (Motticella)

Domenica 3 Marzo proseguiremo il nostro viaggio esperienziale alla scoperta della leggendaria Rocca di San Fantino, situata nel territorio di Motticella, piccolo borgo facente parte del Comune di Bruzzano Zeffirio, dove natura, leggende e paesaggio si incontrano per condurci nell’anima più profonda della cultura Greco-Bizantina.

DESCRIZIONE DEL CONTESTO:

La rocca di San Fantino è un monolite che svetta imponente sul borgo di Motticella e domina l’intera vallata degli Armeni. Un territorio vasto, dove l’agricoltura e la pastorizia si sposano con la natura ancora selvaggia e parzialmente intaccata dall’uomo.  Questa pietra è ammantata di misteri e leggende, legate ad un presumibile tesoro nascosto che per averlo bisognerebbe compiere un sacrificio (ne parleremo).

L’ITINERARIO:

Ad accoglierci sarà il borgo caratteristico di Motticella, dominato dal Monte Scapparone alto 1.058mt. Partendo dalla piazzetta principale del borgo faremo una breve camminata che attraverserà l’abitato fino a giungere località “Bagni”, dove insiste una sorgente di acqua sulfurea. Raggiungeremo poi la rocca di San Fantino, passando dall’antico Monastero,  attraversando prati pascoli e alcune recinsioni pastorizie, fino a circumnavigare il monolite fino a giungere al punto panoramico dove sarà possibile osservare l’intera “Vallata degli Armeni”. Da questa terrazza panoramica ci concederemo un relax esclusivo e potremo consumare il nostro spuntino/pranzo.  Faremo rientro al borgo di Motticella ripercorrendo il percorso dell’andata e visiteremo i suoi caratteristici vicoli attraverso la storia millenaria del borgo, i suoi punti panoramici, le sue antiche leggende e le antiche testimonianze del passato.

 

PROGRAMMA:

Ore 09:00 Piazza Stazione Brancaleone Marina
Ore 09:15 trasferimento in auto verso Motticella
Ore 09:45: arrivo a Motticella (parcheggio auto e inizio escursione)
Ore 13:00 Pausa pranzo (a sacco)
Ore 14:30 Rientro al punto di partenza (Motticella) e visita dell’intero borgo.
Ore 16:00 Fine esperienza e rientro.

 

SCHEDA TECNICA:

Tipologia Escursione E (Escursionistica)
Difficoltà: Medio/facile
Lunghezza percorso: 2km
pendenze: 100mt
Tipo percorso: 40% strada, 60% sentiero
Adatta ai bambini: Si se accompagnati e vigilati da un adulto
Presenza d’Acqua: Inizio percorso (rifornirsi da casa)

 

Quota di partecipazione:

10€ (a sostegno delle attività della nostra Associazione) da versare al punto di ritrovo

 

Prenotazioni:

Inviando un messaggio WhatSapp al numero: 3470844564 (entro e non oltre il 1° Marzo).

 

Attrezzatura consigliata:

Scarponcini da trekk, abbigliamento a strati e adatti al periodo, cappellino, occhiali da sole, borraccia d’acqua (almeno 1,5lt), bastoncini da trekk (facoltativi), k-way, impermeabile, indumenti di ricambio.

(Sconsigliate, posate in plastica o altri attrezzi inquinanti)

 

NOTE ORGANIZZATIVE:

Ogni partecipante, presa visione del programma e della scheda tecnica partecipa a titolo volontario e solleva l’organizzazione da ogni responsabilità civile o penale che possa derivare nell’ambito dell’attività.

  • In caso di condizioni meteo avverse, l’escursione sarà rinviata e comunicata agli iscritti tempestivamente.

 

Domenica 18 Febbraio Escursione alla Cascata Altalìa e luoghi Pavesiani

Domenica 18 Febbraio Kalabria Experience è lieta di proporre questa esclusiva escursione naturalistica alla scoperta della cascata Altalìa sul torrente Zìglia, di un luogo straordinario a pochissimi km dal centro abitato di Brancaleone. Un percorso breve ma immerso in un ambiente naturale incontaminato all’interno di un canyon naturale che attraversa luoghi ancora intrisi di fascino e mistero.

L’ ITINERARIO:

Il nostro cammino comincerà da loc. Frischìa dove sarà possibile ammirare in un uliveto caratterizzato da meravigliosi esemplari di Ulivo millenari, da qui inizieremo a risalire il il torrente  zigzagando nelle sue gole che man mano si faranno più strette.  Attraverseremo la visuale dell’antico maniero di Capistrello su cui aleggiano ancora straordinarie leggende. Proseguendo lungo il letto del torrente tra rocce variegate arriveremo ad una piccola radura dove insistono dei ruderi di un antico Mulino. Da questo punto in poi il percorso si farà sempre più impegnativo e mentre attraverseremo tratti con vegetazione insidiosa, e superando alcune rocce dalle forma più varie, di li a breve giungeremo sotto questa meravigliosa cascata che con i suoi 28 mt d’altezza ci regalerà la sensazione di trovarci in un qualsiasi luogo del cuore dell’Aspromonte. Qui potremo sostare per consumare il nostro pranzo (a sacco) e una volta riposati ripercorrendo i nostri passi giungeremo al punto di partenza.

Escursione non adatta a tutti le condizioni dell’ambiente sono legate anche agli apporti pluviometrici del periodo, le difficoltà durante il tragitto possono essere tante e saranno  affrontate con spirito di gruppo e soprattutto adottando tutte le precauzioni del caso, onde evitare scivolate o cadute. Per cui, sconsigliamo questa escursione a chi non pratica attività escursionistica (Non saranno accettate scarpe da ginnastica)!

 

Nella seconda parte del pomeriggio, l’itinerario proseguirà poi con l’urban Trekking attraverso la scoperta dei “Luoghi del confino di Cesare Pavese” in centro città, con termine alla storica dimora che ospitò lo scrittore Piemontese, dove saremo accolti dal suo proprietario e visiteremo uno degli angoli più caratteristici del paese conosciuto a livello internazionale. Un percorso turistico di 1,2km, visitando tutti i luoghi di interesse culturale e riscoprendo la Brancaleone anni ’30.

 

PROGRAMMA:

ORE 10:00 Ritrovo dei partecipanti a Brancaleone presso Bar 2001 (SS106)
ORE 10:30 Partenza con le auto verso loc. Frischìa (parcheggio) e inizio escursione
ORE 12:30 Pranzo a sacco
ORE 14:30 Arrivo previsto alle auto e trasferimento a Brancaleone Marina
ORE 15:00 Urban Trekking alla scoperta dei “Luoghi del Confino di Cesare Pavese” con visita alla storica dimora.
ORE 17:00 Fine e Saluti

 

SCHEDA TECNICA

Grado di difficoltà: E (Escursionistica)
Terreno: Gretto
Lunghezza: 4km (A/R)
Dislivello: 128mt
Acqua potabile: NO (rifornirsi da casa)
Bambini (no) sconsigliato

 

ATTREZZATURA CONSIGLIATA:

Assolutamente consigliati Scarponcini da trekking, bastoncini da trekk, cappellino, occhiali da sole, abbigliamento a strati (adatto al periodo), k-way, indumenti di ricambio (calzini e scarpe), scorta d’acqua (almeno 1,5 Lt), pranzo o spuntino da consumare per la pausa pranzo (vietate posate di plastica).

 

COME PARTECIPARE:

Inviando un messaggio WhatSapp al numero 3470844564 (entro e non oltre il 17 Febbraio) fornendo nome cognome del singolo partecipante, e presentarsi puntuali nel luogo indicato per il raduno dei partecipanti.

 

Per motivi logistici e organizzativi il numero massimo di partecipanti sarà solo per 20 partecipanti!

E’ prevista una quota di partecipazione di 10€ (a sostegno delle attività di promozione e valorizzazione territoriale della nostra Associazione)

 

Non è prevista alcuna formula di assicurazione infortuni per il partecipante.

Chiunque partecipa, ha preso visione del programma e della scheda tecnica dettagliata e solleva l’organizzazione da eventuali responsabilità civili o penali che possano derivare dall’escursione.

L’organizzazione si riserva di rinviare l’escursione in caso di condizioni meteo sfavorevoli.

I Catamisi e Catamisicchj ed altre leggende della tradizione contadina

Di tutte le leggende e superstizioni legate al mondo contadino, l’Italia intera ha da narrare molte storie, abbiamo raccolto queste antiche leggende in questo articolo redatto grazie al nostro partenariato con la Pro Loco di Brancaleone dov’è attivo il Servizio Civile Universale. Con un’ottica protesa verso la sperimentazione su campo di tali suggestioni che ancora oggi, non smettono di affascinarci.

Leggende o teorie, molte delle superstizioni che ancora oggi si tramandano, sono nel suo complesso interessanti ed affascinano ancora oggi come un tempo.

Stiamo assistendo ad un ribaltamento delle stagioni, dovuto a fattori climatici che incidono profondamente sulle nostre abitudini e le nostre vite, in questo progetto editoriale abbiamo raccolto queste leggende al fine di sperimentare e farvi sperimentare la meteorologia di una volta, cercando di non sfatare nessun mito, ma di porre l’attenzione sul valore di tali racconti e superstizioni, applicando il metodo dell’analisi dei fatti, raccogliendo informazioni utili al fine della divulgazione culturale, per cui ringraziamo l’autore di tale ricerca!


I Catamisi e i Catamisicchji;

I Catamisi sono una antica usanza che si basava sull’osservazione del tempo nei giorni che precedevano e seguivano il Natale. Questa usanza era molto diffusa tra i contadini appenninici e serviva per trarre gli auspici per l’anno agricolo. I Catamisi sono i dodici giorni che vanno dal 13 al 24 dicembre, mentre i Catamisicchj sono i dodici giorni che vanno dal 25 dicembre al 5 gennaio. Ogni giorno corrisponde a una metà di un mese dell’anno successivo. Se il tempo è bello, significa che il mese sarà favorevole, se invece è brutto, significa che il mese sarà sfavorevole. Il termine Catamisi deriva dal greco e significa “mese giù e sopra Natale”.


L’origine della tradizione;

La leggenda dei Catamisi e dei Catamisicchj nasce dal fatto che il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, prima della riforma gregoriana del calendario, segnava il giorno più corto dell’anno. In questo giorno si traevano gli auspici per il nuovo anno. La tradizione era molto sentita nel mondo agricolo, che dipendeva dalle condizioni del tempo per i raccolti.


La notte del battesimo dei tempi;

Dopo 24 giorni di appunti e osservazioni, il contadino nella notte del 5 gennaio, detta “la notte del battesimo dei tempi”, faceva la veglia e allo scoccare della mezzanotte usciva a scrutare il cielo. In base alla direzione delle nubi e dei venti, poteva prevedere se l’anno sarebbe stato buono o cattivo. Se le nubi seguivano il vento da levante, era un buon segno, se invece seguivano il vento da libeccio, era un cattivo segno. Se seguivano il vento da ponente, non si poteva dire nulla.


La leggenda dei giorni della merla

Un’antica tradizione popolare riguarda i giorni 29, 30 e 31 di Gennaio, detti i “giorni della merla”. Si tratta infatti, di una leggenda che spiega l’origine del freddo intenso di questo periodo e del colore nero delle piume dei merli. Gennaio non sopportò di essere deriso dalla merla e decise di vendicarsi. Andò da Febbraio e gli chiese in prestito tre giorni, per scatenare una bufera di neve senza precedenti. La merla, ignara, uscì a cercare del cibo e fu sorpresa dalla tempesta. Non riuscì a tornare al nido e si rifugiò nel comignolo di un camino. Quando la bufera cessò, la merla uscì, ma le sue penne erano diventate nere per il fumo. Da allora, i giorni della fine di gennaio sono i più freddi dell’anno e i merli hanno le piume nere.


La storia della merla bianca

La leggenda narra che un tempo esisteva una merla dal becco giallo e dalle penne bianche, che era molto ammirata da tutti gli uccelli. Gennaio, il mese più freddo dell’anno, era invidioso della sua bellezza e la tormentava con le sue gelate ogni volta che usciva dal nido. La merla chiese a Gennaio di durare meno, ma lui rifiutò. Allora la merla si preparò una scorta di cibo e rimase al caldo per tutto il mese, sfidando Gennaio.

Dice ancora la leggenda, che se i giorni della merla sono freddi, la primavera sarà bella; se sono caldi, la primavera arriverà in ritardo. Un po’ come la tradizione americana del giorno della marmotta.


MONITORAGGIO METEO  DEI CATAMISI E CATAMISICCHJI

Da queste tabelle “secondo le leggende” è possibile rilevare il meteo previsto per i mesi dell’anno in corso.

 

Di Domenico Martino

(Servizio Civile Universale Pro Loco di Brancaleone)

Pastorelli e figure tipiche del Presepe Calabrese

La devozione per il presepe si deve a San Francesco D’Assisi, ad un suo atto di fede di una magica notte di Natale di ottocento anni fa. Il presepe, lo sanno tutti è la stalla, la mangiatoia nella quale Gesù venne alla luce miseramente nel rigor dell’inverno, e ricevette i primi omaggi dagli uomini della terra.  

L’uso di rappresentare nelle chiese e anche nelle case il presepio nacque per opera di San Francesco, che in Greccio in valle di Rieti, circa nel 1223, la notte di Natale fece portare in una specie di grotta una mangiatoia col fieno, le figure del bue e dell’asino e il simulacro del bambino Gesù. Da quell’avvenimento storico-religioso, la rievocazione della nascita di Gesù Bambino con i simulacri di terracotta, sostituita ai figuranti, è diventato uno dei simboli più rappresentativi del Natale, mai tramontato, che ha ispirato e stimolato l’estro di numerosi artisti e artigiani italiani dalla Toscana alla Campania, dalla Sicilia alla nostra Regione. In Calabria, da Laino Borgo a San Floro, da Catanzaro a Tropea,  da Serra San Bruno a Seminara, fino agli anni cinquanta circa, era possibile acquistare i pastorelli da validi artigiani locali, i cosiddetti pasturari, molti dei quali erano soliti, nel mese di dicembre, allestire, per le vie e le piazze dei borghi, assortite bancarelle e veri e propri mercatini natalizi per l’esposizione e la vendita delle loro apprezzabili statuine di terracotta. Nelle cattedrali, nelle chiese, nei palazzi e in qualche casa nobiliare era possibile ammirare i presepi artistici della scuola napoletana con pastori di terracotta lucida o carta pesta dipinta, semplici o più elaborati, con abiti settecenteschi di tessuto sfarzoso o più rudimentali opere lignee, mobili o anche semoventi.

 

Da quando gli artigiani locali hanno chiuso le loro botteghe artistiche, sono però venute meno alcune figure tipiche, immancabili e peculiari della tradizione presepiale calabrese, personaggi carichi di storia, significato e simbolismo. I rinomati ceramisti di Seminara si sono distinti anche nell’arte presepiale, sia con la ripresa  di figure comuni come il meravigliato u lampatu da stijia,  e sia per l’aver forgiato personaggi allegorici e significativi come ‘u monacu cchì fujì  un pastorello di terracotta rappresentante un monaco in fuga, con una grande cesta sulle spalle, dove è nascosta una giovane e bella fanciulla. I pastori si facevano spesso voce di vere e proprie satire locali. Nei quartieri del capoluogo catanzarese e in alcuni borghi dell’hinterland, l’immancabile personaggio del presepe tradizionale era il pastore “che si cava la spina dal piede”.  Ho amato sin da piccolo questo pastore, che ogni anno, nell’avvicinarsi delle festività natalizie, veniva rifoggiato nella casa paterna, con piacere e cura, e con la sua storia e il suo originale significato: u pastura cchì si caccia a spina do peda  posto nelle vicinanze della grotta, figura emblematica della miseria spirituale e della debolezza umana, per i Catanzaresi valeva più di qualunque altro singolo pastore del presepe. Oltre a questa figura, che rimanda allo spinario della tradizione ellenica, si tramanda di altri personaggi tipici: ‘u ncantatu (il meravigliato), ‘u zzoparacaru (venditore di angurie), ‘u ricottaru, ‘  ‘u monacu capuccinu, ‘u cerameddharu e ‘u pipitaru (gli zampognari),  ‘a gadhoffara (venditrice di caldarroste), ‘a pacchjana (la donna in costume tradizionale), e a zingareddha  (la zingarella).

 Che ci fa una zingarella tra i pastorelli del presepe?

Se consideriamo la religione cristiana, viste le doti divinatorie attribuite alle donne zingare, additate di ricorrere all’astrologia e alla stregoneria, tale personaggio può risultare, in effetti, scomodo e fuori luogo. Ma ‘a zingareddha, nel presepe locale riveste un ruolo simbolico preciso.  La pastorella dal volto scuro, vestita di stracci dai colori accesi rappresentata, la maggior parte delle volte, con un bambino in fasce tra le braccia o nell’atto di allattare, annuncia, nel giorno della nascita del Bambinello, la Passione e Morte di Gesù Cristo, attraverso gli strumenti della Crocifissione (i chiodi, la tenaglia, il martello) che porta in un paniere. Come testimoniato dal grande ricercatore e musicologo Roberto De Simone, la Zingara, riveste stesso ruolo determinante anche nel presepe napoletano, e rimanda a figure profetiche ancestrali, le Sibille. La figura della Zingara, per via delle capacità divinatorie, è presente anche in diverse opere letterarie e teatrali, in rappresentazioni sacre e profane, canti e racconti e altre espressioni del mondo popolare del sud Italia. Durante la fuga in Egitto, episodio evangelico che molto si presta alla narrazione, secondo la tradizione orale, San Giuseppe, Maria e il Bambino in groppa all’asinello, durante il cammino si sono imbattuti in una zingarella indovina.   

Si tramanda, a tal proposito, in Calabria, un canto narrativo che riferisce l’immaginario colloquio fra la Madonna e la Zingarella indovina:

Diu ti sarvi, o beddha Signura,
e ti dia bbona ventura:
Bona ventura vecchareddhu
ccu ssu beddhu bambineddhu.

La Zingarella offre ospitalità a Maria e Giuseppe nella sua umile casupola, dà anche alla Madonna la ventura, narrandole il passato vissuto e predicendole la Passione di Gesù:

Cchi dolura sentireti
quandu mortu lu vedreti. 
cu gran lacrimi e suspiri
lu portati a seppeddhiri…

La zingarella  chiede in cambio l’elemosina, ma la Madonna risponde di essere forestiera e di non avere nemmeno uno spicciolo. Allora la zingarella indovina  chiede per ricompensa la salvezza dell’anima:

…s’anima,  sulu, dopu morta
falla entrare a li celesti porti.

 

Queste sono solo alcune strofe di lungo dialogo dialettale catanzarese,  tra la Madonna e la Zingarella indovina, pubblicata nel 1881, dal filologo e storico Francesco Corazzini in un libretto dal titolo Poesie Popolari calabresi. 

Autorevoli fonti scritte ci danno notizia che si tratti di un antichissimo canto di tradizione orale. Ad opera di un monaco parlemitano, nel 1775, è stato trascritto e pubblicato in un libretto, che ne ha permesso e facilitato la diffusione in Sicilia, in Calabria e in molte regioni italiane parallelamente alla trasmissione orale, e alla riproposizione dei cantastorie nei loro spettacoli di strada.

Anche io, nel mio spettacolo sul Natale calabrese, accompagnandomi con la chitarra battente, tra le tante storie che canto e racconto,  interpreto una colorita versione di questo affascinante canto narrativo della tradizione orale,  per tramandarlo alle nuove generazioni.

 

 

Di Andrea Bressi 

AgroArcheoTrekking; il 10 Dicembre alla scoperta della Torre di Galati

L’escursione prevede un itinerario facile, anche adatta ai meno avvezzi all’escursionismo, la meta sarà uno dei siti storici che caratterizzano l’entroterra di Brancaleone “Torre di Galati o Marafioti nelle immediate campagne alle spalle della piccola frazione costiera di Galati. Un entusiasmante viaggio alla scoperta del patrimonio storico e culturale dell’entroterra Brancaleonese, che si appresta ad essere uno degli itinerari

DESCRIZIONE DEL PERCORSO:

Ci si ritroverà presso la piazzetta della Chiesa Maria SS Addolorata di (sulla SS106), da qui divideremo le automobili in due gruppi e si partirà con il cammino direttamente dal cimitero di Galati (che dista 700mt)dove un sentiero su strada mulattiera ci condurrà tra le campagne dell’entroterra con la visione di ampi panorami sulla vallata della fiumara Aranghìa e verdeggianti colline.

Dopo circa 50 minuti di cammino arriveremo ai ruderi di una piccola chiesetta e di li a pochi passi alla Torre Galati , un edificio del 1600 con una storia millenaria, e la possibilità di visitare i suoi interni, che saranno aperti al pubblico in questa occasione straordinaria, conosceremo la storia e le vicissitudini legate alla sua funzione e l’architettura.

Nel primo Pomeriggio, ci si rimetterà in cammino per il rientro, attraversando un secondo itinerario che ridiscenderà le colline attraverso un sentiero di terra battuta, fino a giungere a Galati. Dove poco prima di arrivare nel piccolo centro abitato, ammireremo stupendi calanchi di marna bianca che ci appariranno come un paesaggio lunare. Terminata la visita al geosito, proseguiremo verso il cuore del centro abitato e faremo rientro alle auto, attraverso la SS106 per 700mt oltre il centro abitato.

Tale escursione sarà finalizzata a sostegno del progetto di riqualificazione del sentiero naturalistico alla torre, con l’installazione di idonea segnaletica per la fruizione di tutti!

 

PROGRAMMA:

ORE 09:30 INCONTRO/RADUNO PIAZZALE CHIESA MARIA SS ADDOLORATA DI GALATI (QUI LE COORDINATE GPS)
ORE 10:00 INIZIO ESCURSIONE  (DA LOC. CIMITERO DI GALATI)
ORE 12:30 PRANZO A SACCO
ORE 14:00 PERCORSO PER IL RITORNO
ORE 15:30 VISITA GEOSITO DEI CALANCHI E ARRIVO A GALATI (TRANSFERT CON LE AUTO)
ORE 16:00 ARRIVO PREVISTO AL PUNTO DI PARTENZA

 

QUOTA DI PARTECIPAZIONE: 15€ (a sostegno di un progetto per la riqualificazione del sentiero naturalistico alla Torre)

 

SCHEDA TECNICA:

Difficoltà: T/E (Turistica Escursionistica)
Impegno: Medio/facile
Lunghezza percorso: 4km (ad anello) A/R
Dislivello 160mt
Durata complessiva: 6h soste incluse
Fondo: terra battuta
Presenza d’Acqua: NO

 

ATTREZZATURA CONSIGLIATA:

Scarpe da trekking, Zainetto leggero, abbigliamento adatto al periodo (a strati) , k-way, impermeabile, cappellino, acqua (almeno 2lt), snack o spuntino- pranzo a sacco, macchina fotografica o smartphone.

 

PRENOTAZIONE VIA WHATSAPP AL NUMERO 347-0844564 (inviando nome e cognome) ENTRO E NON OLTRE L’8 DICEMBRE 2023

Domenica 19 Novembre; Progetto Poleis a Locri e Gerace

Domenica 19 Novembre, il progetto Poleis, vi porta alla scoperta di uno dei siti più importanti della Magna Grecia; gli scavi archeologici di Lokri Epizephiri, immersi nella natura, con le sue testimonianze antiche, con un antiquarium completamente rinnovato e ricco di reperti dell’antichità. Ammireremo l’area di “Centocamenere” ed il suggestivo “Tempio di Marasà”, luogo emblema della nostra terra. Al termine della visita agli scavi Archeologici di Locri ci sposteremo verso Gerace, dove faremo pausa pranzo presso l’area di sosta attrezzata, con possibilità di consumare il pranzo a sacco oppure ordinando il menù turistico direttamente in loco (comunicare anticipatamente tale opzione).

Al termine del nostro pranzo, il trenino turistico di Gerace, ci porterà nel cuore del centro storico, dove inizieremo il percorso urbano che ci condurrà tra vicoli suggestivi, panorami mozzafiato e monumenti di grande bellezza ed importanza culturale. Un percorso che ci permetterà di entrare nell’anima di questo borgo medievale, attraverso la sua incredibile storia millenaria. Saranno tantissimi i luoghi che ci stregheranno dal suo maestoso Castello alla Cattedrale, passando per le opere d’arte custodite presso il Museo Diocesano, le antiche chiese del borgo, la Giudecca e tanto altro ancora rappresentano scrigni di bellezza e di grande spiritualità, ci lasceremo rapire dalla bellezza degli scorci affacciati sul mar ionio, ammirando l’arrivo della sera tra colori e magiche emozioni.

PROGRAMMA:

Ore 09.30: raduno Museo Archeologico Nazionale di Locri Epizefiri e visita all’Antiquarium e area degli Scavi archeologici (Tempio Marasà e centocamere)
Ore 12:00 Trasferimento in auto presso Gerace dove parcheggeremo nell’area parcheggio.
Ore 12:30 Sosta pranzo presso area attrezzata, con possibilità di pranzare a sacco o ordinare menù turistico a scelta fra varie opzioni.
Ore 14:00 trasferimento nel borgo di Gerace con il trenino turistico. Itinerario culturale guidato con visita: Area Castello e Belvedere, Cattedrale, Museo Diocesano, Piazza delle tre Chiese, la Giudecca, le Bombarde e la Porta del Sole.
Ore 16.30: Fine e saluti

 

SCHEDA TECNICA:
Itinerario T (Turistico Culturale)
Difficoltà: Facile
Adatto ai bambini: SI (se accompagnati da un adulto)

 

ABBIGLIAMENTO CONSIGLIATO:
Abbigliamento a strati e adatti al periodo climatico, zainetto, borraccia d’acqua (almeno 1,5lt), spuntino, cappellino, scarpe comode (con suola in gomma), k-way, impermeabile, ombrello, macchina fotografica.

QUOTA DI PARTECIPAZIONE:
Da versare al momento della registrazione (luogo di incontro)

25€ a persona
20€ per i minori di 18 Anni

 

LA QUOTA COMPRENDE:
Visite guidate al Museo Archeologico Nazionale di Locri Epizefiri + visita guidata a Gerace + ingresso alla Cattedrale + ingresso al Museo Diocesano di Gerace, + servizio navetta con trenino turistico.

  • Possibilità di Pranzare a Sacco con posti a sedere, oppure ordinare nel locale a scelta fra vari menù (chiedere il menù all’organizzazione)

 

LA QUOTA NON COMPRENDE:
Eventuali danni o smarrimento di oggetti, assicurazione infortuni, e tutto ciò che non è elencato alla voce “comprende”.

 

PRENOTAZIONE:
Obbligatoria entro giorno 17 Novembre inviando un messaggio WhatsApp al numero: 3470844564 (fornendo nome e cognome) ed eventualmente richiedendo informazioni sul menù turistico proposto dalla struttura ospitante.

ISCRIZIONI A NUMERO LIMITATO: 
Fino ad un massimo di 30 partecipanti

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