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Alla scoperta dei Castelli dell’Area Grecanica e Locridea

Un viaggio attraverso i castelli e le fortezze dell’Area Grecanica – Reggina  e della Locride!

Il progetto di ricerca e creazioni di itinerari e contenuti del Servizio Civile presso la Pro Loco di Brancaleone (RC) continua. Tantissime le storie da raccontare, i paesaggi da vedere, le bellezze da custodire, complimenti da tutti noi ai ragazzi che hanno curato questo itinerario e buona lettura ai nostri utenti!

CASTELLI E FORTIFICAZIONI “AREA GRECANICA-REGGINA”

1- Castello di Scilla

Il castello Ruffo di Scilla, talvolta noto anche come castello Ruffo di Calabria, è un’antica fortificazione situata sul promontorio scillèo, proteso sullo Stretto di Messina. Il castello costituisce il genius loci della cittadina di Scilla, circa 20 km a nord di Reggio Calabria, e sicuramente uno degli elementi più caratteristici e tipici del paesaggio dello Stretto e del circondario reggino. La prima fortificazione della rupe di Scilla risale all’inizio del V secolo a.C. quando, durante la tirannide di Anassila, la città di Reggio assurse a una notevole importanza, tale da permetterle di ostacolare per oltre due secoli l’ascesa di potenze rivali. Infatti, nel 493 a.C., il tiranno di Reggio Anassila il giovane, per porre fine alle incursioni dei pirati etruschi che lì avevano una sicura base per le loro scorrerie, dopo averli sconfitti col dispiego di un notevole esercito, fece iniziare l’opera di fortificazione dell’alta rocca. Questa divenne per Anassilao un importante avamposto di controllo sulle rotte marittime. Il castello di Scilla si erge sul promontorio che divide le due spiagge di Marina Grande di Chianalea. Data la posizione dominante del castello sullo Stretto di Messina, nel 1913 venne costruito un faro per fornire un riferimento alle navi che attraversavano lo stretto. Il faro di Scilla, una piccola torre bianca con la base nera, è tuttora attivo ed è gestito dalla Marina Militare.

 

2- Castello Aragonese di Reggio Calabria

Il castello aragonese di Reggio Calabria è la principale fortificazione della città, nonostante venga definito “aragonese”, la sua fondazione risale in realtà all’epoca bizantina, tra il IX e l’XI secolo, quando Reggio divenne capitale del Thema di Calabria. In epoca spagnola, per volere di Re Ferdinando I d’Aragona, la struttura subì un radicale cambiamento con l’aggiunta delle due imponenti torri circolari merlate che le conferirono l’aspetto attuale e la denominazione “aragonese” . Sorge nell’omonima piazza Castello tra la via Aschenez e la via Possidonea. Esso è considerato, insieme ai Bronzi di Riace, uno dei principali simboli storici della città di Reggio.

 

3-  Castello Santo Aniceto – Motta San Giovanni

Il Castello di Santo Niceto è una fortificazione bizantina costruita nella prima metà dell’XI secolo sulla cima di un’altura rocciosa, tra quelle che dominano la città di Reggio Calabria, nei pressi di Motta San Giovanni. Edificato durante l’impero romano d’oriente la fortificazione è di fatto un Kastron bizantino che serviva a mettere in salvo le merci (soprattutto la preziosissima seta prodotta nel territorio reggino per sostenere l’economia di Costantinopoli) e tenere al sicuro la popolazione di Reggio durante le incursioni. Rappresenta uno dei pochi esempi di architettura alto medievale calabrese.

4- Castello Amendolea – Condofuri

Il castello Ruffo di Amendolea, fortezza medievale situata nell’omonimo paese nel pieno centro di quella che è conosciuta come l’area grecanica della provincia di Reggio Calabria, sorgeva in un ruolo altamente strategico, in quanto la valle della fiumara Amendolea costituiva in epoca storica il confine tra Locri e Reggio. Le sue origini sono normanne; la fondazione del castello si attribuisce solitamente a Riccardo di Amendolea, un normanno, anche se è presumibile che la sua realizzazione sia avvenuta in più fasi diverse ad opera dei vari popoli che hanno dominato la zona durante il Basso Medioevo. Dall’analisi delle mura, mostranti un vero e proprio martellamento, si ha conferma che il castello fu coinvolto nel XIII secolo nell’opera di abbattimento dei castelli ordinata da Federico II di Svevia nel 1230. Successivamente ristrutturato, nei secoli seguenti il castello fu coinvolto nelle lotte di potere fra nobili famiglie locali, cambiando spesso proprietario. Del castello oggi non rimangono che pochi resti: le mura di perimetro, una torre e quella che un tempo doveva essere una cappella in cui i circa 300 abitanti del castello si recavano a pregare.

5- Castello di Pentidattilo – Melito di Porto Salvo

La fondazione di Pentedattilo, risale all’epoca alto medievale. Tra le prime opere ci fu la costruzione del Castello di Pentedattilo, un castello feudale edificato nel XIV secolo posto a 454 m s.l.m. e distante 32 km da Reggio Calabria.  Alla fine del XV secolo, i Francoperta da Reggio, furono i primi feudatari laici della baronia di Pentedattilo trasformando l’aspetto militare del castello in struttura residenziale. A loro subentrarono gli Alberti di Messina nel 1589, a questo periodo le opere di ampliamento e potenziamento del castello, che venne dotato di baluardi e ponte levatoio. Nel 1760 il feudo passò a Lorenzo Clemente, marchese di S. Luca, ma il terremoto del 1783 danneggiò notevolmente l’abitato ed il castello. Il feudo fu acquistato, nel 1823 dai Ramirez di Reggio, e fu abitato fino al terremoto del 1908, che assieme a frane ed alluvioni fece sì che il borgo pittoresco rimanesse disabitato. I ruderi del castello si modellano sulle asperità della rupe che domina l’abitato confondendosi con la roccia.

6- Castello di Roccaforte del Greco

Non vi sono quindi notizie storiche sulla costruzione del Castello, dalle fonti storiche si evince che Roccaforte. Fu casale di Amendolea, e quindi posta sotto il dominio di tale famiglia fino al 1400. Successivamente fu infeudata ai Malda de Cardona, agli Abenavoli del Franco, ai Martirano, ai De Mendoza, fino agli ultimi feudatari, i Ruffo di Bagnara, che la dominarono fino al 1806. nel rione Castello, è ancora possibile vedere qualche tratto delle mura che cingevano il paese. La parte vecchia ospita il Municipio, proprio dove secondo la memoria popolare sorgeva, a ridosso del precipizio, il castello poi crollato.

7- Castello di Bova

Bova è il centro più importante di quella che è conosciuta come “l’isola grecanica”. Il Castello Normanno dell’antico borgo, in parte scavato nella roccia, risale al secolo XI e sorge sulla cima del Monte Rotondo a circa 827 m s.l.m., in posizione egemone sulla sottostante vallata. Le poche tracce che rimangono della struttura originaria non sono sufficienti per ricostruire lo sviluppo planimetrico della pianta e nemmeno per datare e riconoscere le successive fasi costruttive di tutto l’impianto. Le fonti descrivono un imponente castello fondato in epoca normanna e potenziato nel 1494 dagli Aragonesi. Al Castello si addossavano le mura di cinta della città di cui faceva parte la Torre Parcopia ancora oggi esistente. La Torre, costruita nel X secolo, è posta ad ovest  rispetto all’abitato. Da Reggio Calabria il sito è raggiungibile in circa 52 km.

8- Castello di Palizzi

La rocca fu costruita come baluardo difensivo per le incursioni dei pirati turchi. A riguardo non si hanno dati certi, si suppone che la prima edificazione della rocca potrebbe risalire al XIII secolo ma è probabile che il castello sia stato edificato dai Ruffo nel XIV secolo. Il castello di Palizzi è stato dichiarato monumento nazionale dal Ministero dei Beni Culturali.  Una iscrizione in latino posta sulla porta di ingresso riporta che il castello, nel 1580, era “cadente per vecchiaia”, quindi, negli anni ci furono diversi interventi: l’impianto difensivo venne rimaneggiato dai Romano, dai Colonna e poi dagli Ajerbo nel XVI secolo, dagli Arduino di Alcontres nel XVIII secolo e, nel 1866, divenne un palazzo residenziale per la famiglia baronale dei De Blasio che sul lato ovest edificò un palazzo in laterizio. Venne abitato fino agli anni sessanta dalla famiglia De Blasio che fece anche qualche lavoro di restauro ma venne poi abbandonato e cadde in rovina, perdendo la copertura.

9- Rocca Armenia Bruzzano Zeffirio 

Superato di poco l’abitato di Bruzzano Zeffirio, un borgo della provincia di Reggio Calabria non lontano dalla costa dei Gelsomini, si presenta davanti ai nostri occhi un monolite di arenaria di dimensioni sufficienti ad ospitare un castello. Siamo di fronte a Rocca Armenia. Sulla sommità di rocca armenia sorge il castello di Bruzzano Vecchio o meglio ciò che ne rimane. Il complesso infatti venne danneggiato dai terremoti nel corso degli anni. Ciò che ne rimane rappresenta la storia di un luogo che risale alla fine del X secolo a.C.  Nel 925 divenne quartier generale dei Saraceni. In seguito fu feudo di Giovanni De Brayda dal 1270 al 1305, di proprietà del Marchese di Busca dal 1305 al 1328, dei Marchesi Ruffo dal 1328 al 1456, dei Marullo dal 1456 al 1550, dei Danotto dal 1550 al 1563, degli Aragona de Ajerbe dal 1563 al 1597, degli Stayti nel 1597 e dei Carafa di Roccella fino al 1806. Fu danneggiato dal sisma del 1783 e ridotto a rudere dai sismi del 1905 e 1908. Numerose aggiunte e rifacimenti sono stati effettuati nei periodi storici che si susseguirono dal Medioevo fino ai primi dell’Ottocento.

10- Castello/maniero di Capistrello di Brancaleone

“Capistrello” o in dialetto locale “Crapisteddhu” era un antico maniero Saraceno, poiché in molti luoghi come questo i saraceni convivevano in pace con i locali abitanti Secondo due studiosi tedeschi i due territori cioè Capistrello e Brancaleone, erano molto vicini e divisi dal torrente chiamato “Ziglia”, e si passava da una parte all’altra tramite un ponte passerella (che veniva costruito di giorno e disfatto di notte) una frana più tardi allontanò i luoghi. Degli studiosi riferiscono che vi sono dei resti di mura, probabilmente  di un castello. La struttura è simile ad una piccola fortificazione, in questo luogo si racconta si ricavavano  oro e argento. Oltre alle curiose leggende che aleggiano su questo luogo ,una delle ricorrenti è sicuramente la leggenda che vuole in questo luogo  la presenza della gallina dalle uova d’oro, che i nostri antenati tramandano fino a noi oggi, che potrebbero trovare una spiegazione plausibile dall’ antica estrazione di metalli preziosi in questa zona.

11- Castello di Brancaleone 

Nel punto più in alto e strategico del vecchio borgo di Brancaleone sorgeva un piccolo castello medievale, accessibile solo da un lato attraverso un ponte levatoio. Il castello risale al XIV secolo e fu costruito sopra la chiesa grotta datata tra il Ve VIII secolo d.C. Fu probabilmente costruito dai Ruffo poiché la terra di Brancaleone nel 1364 risulta infeudata a Geronimo Ruffo ed era capoluogo di baronìa con Placanica e Palizzi. Nel XIX secolo il castello venne venduto alla famiglia Terminelli. Il castello era composto da molte stanze e le prime tre erano una dietro l’altra.
Alcune travi erano coperte da travi in legno e altre erano scoperchiate il pavimento era a mattoni e all’interno del castello vi era una cappella intitolata a San Domenico.

CASTELLI E FORTEZZE DELLA LOCRIDE

1- Pietra Castello – San Luca 

Pietra Castello è una delle “pietre preziose” all’interno di quello che è un vero è proprio tesoro geologico: Valle Delle Grandi Pietre, uno dei geositi dell’Aspromonte Geopark UNESCO. Pietra Castello domina , con la sua forma, che ad alcuni ricorda una torre ad altri un indice puntato verso il cielo, tutta la Vallata delle Grandi Pietre. Il panorama che si vede una volta raggiunta la “ Torre d’Aspromonte” è veramente mozzafiato: si vede tutta la Valle delle Grandi Pietre, la fiumara Bonamico e sullo sfondo un azzurrissimo Mar Ionio. Questo luogo fu trasformato dai bizantini in una fortezza per poter controllare il territorio circostante. A testimonianza di questo fatto ancora oggi sono visibili i resti di una cinta muraria , di una chiesetta bizantina e di una cisterna per la raccolta dell’ acqua piovana.

2- Castello di Bovalino Superiore

Il borgo di Bovalino Superiore sorge su uno dei tanti rilievi collinari, naturalmente fortificati, della fascia costiera della Calabria meridionale. Non è nota la data di fondazione della cittadina, che per tipologia d’insediamento risale almeno al X-XI sec.La Terra con cui si identifica il borgo cinto da alte mura, con due porte urbiche di accesso e con al suo interno il castello e la chiesa Matrice dedicata a Maria SS. della Neve e a S. Nicola di Bari, si sviluppa in senso longitudinale secondo un lungo percorso di spina, a cui si attestano le case e i vicoli disposti a pettine. Il castello,di fondazione medievale, è stato danneggiato nella seconda metà del ‘900.I suoi resti sono di grande interesse in quanto testimoniano l’evoluzione dell’architettura fortificata nel ‘400 e nel ‘500.Presenta pianta quadrangolare con fossato, ponte levatoio e bastioni triangolari agli angoli, ambienti coperti a volta disposti su più livelli intorno ad un cortile centrale e una cisterna lungo le cortine murarie

3- Castello di Condojanni

Il castello di Condojanni si trova nei pressi del centro abitato di Condojanni, nell’odierno comune di Sant’Ilario dello Ionio e fu eretto dai Normanni nell’XI secolo sulla cima di un’altura rocciosa, tra quelle che dominano la Locride. Rappresenta uno dei pochi esempi di architettura alto medioevo Calabrese. Il castello, insieme a quelli vicini e simili di Gerace, Stilo, Amendolea, Sant’Aniceto rientrava in un sistema difensivo di età normanna volto a controllare la costa ionica meridionale. Con il passaggio della Calabria sotto il dominio degli Svevi, tale struttura fu ristrutturata ed ampliata, creando il vero e proprio castello, con l’aggiunta di alcune torri rettangolari. Da questo momento vennero scritti documenti che ne danno notizia. Nel corso del XIII secolo il castello divenne il centro di comando del fiorente feudo di Condojanni. Il castello divenne nei secoli proprietà di famose ed illustri dinastie siciliane, tra le quali i Ruffo di Calabria, i Marullo, i Carafa, principi di Roccella.

4- Castello di Ardore

Esiste l’antico Castello Feudale costruito dai baroni di Ardore prima del 1600. E’ un edificio quadrato con quattro torri ai quattro angoli, due rotonde e due quadri. Nel fondo di queste si aprivano dei trabocchetti che, per vie sotterranee andavano a mettere capo, secondo la tradizione, in diversi e lontani punti del territorio, e uno di essi, quello a sud, al Castello Feudale del vicino Bovalino. Il Castello era ben fortificato, nelle torri e nelle mura si vedono, ancora, molte feritoie e, sino al 1847 si conservavano due colubrine. Tra il ponte levatoio e la facciata principale esisteva un bel giardino, che nel 1882 fu espropriato per ingrandire la Piazza Umberto I. Il Castello di Ardore era considerato tra i migliori del circondario.

5- Castello di Gerace

Il castello di Gerace sorge proprio in cima all’amba rocciosa intorno alla quale si sviluppò l’originario centro abitato del paese. Edificato secondo alcuni nel corso del VII secolo d.C. come semplice fortificazione, il maniero esisteva di certo già a metà del X secolo, quando all’arrivo delle truppe bizantine, venne raso al suolo insieme alla devastazione dell’intera cittadina. Il castello, oggi allo stato di rudere, sorgeva sulla rocca più alta a dominio della vallata sottostante. Ristrutturato completamente e potenziato dai Normanni nel XI secolo, esso andò soggetto nel corso del tempo a diverse distruzioni, causate principalmente dai continui e violenti terremoti che investirono questa parte di Calabria. Ad ogni distruzione seguivano puntuali ricostruzioni e rimaneggiamenti. Per la sua posizione in cima alla rupe a dominio della vallata, il castello normanno di Gerace è meta di turisti e visite guidate, nonostante sia oramai ridotto a rudere.

 

6- Castello di Roccella Jonica

Il Castello è situato su un promontorio roccioso a 104 m. s.l.m. e sovrasta l’intero paese. Fondato in periodo normanno da Gualtieri De Collepietro, successivamente la proprietà passò alla famiglia Ruffo per diverse generazioni, poi a Galeotto Baldaxi, un personaggio noto per le sue imprese militari durante la guerra di re Alfonso. In seguito, al marchese di Crotone Antonio Centelles e, infine dal 1479 al 1806, alla nobile famiglia Carafa della Spina, dalla quale è stato in parte rimaneggiato e restaurato. Questo edificio monumentale, potente nella sua struttura, costituì un inespugnabile baluardo, resistendo agli assalti del corsaro turco Dragut Pascià, nel 1553. Numerosi sono i ruderi del nobile palazzo, conservante un magnifico portale litico, sormontato dallo stemma, in pietra calcarea ed eroso dal tempo, dei principi Carafa della Spina. Nel campanile della chiesa era installato un orologio che rintoccava le ore sulla campana, la cui impronta circolare è ancora visibile.

7- Castello di Caulonia

Il castello, che forse, dette il nome alla città e del quale non si conosce il fondatore, fu residenza di Malgeri d’Altavilla. Costruito, comunque, in stile normanno, fu successivamente abitato dalla famiglia Carafa.  In seguito al trasferimento a Napoli dell’ultimo marchese Carlo Maria Carafa, l’antico baluardo fu sede dei castellani fino a quando il terremoto del 1783 lo devastò. “Il castello era di figura esternamente irregolare, fortificato con scarpa e controscarpa, circondato da alcuni torrioni e nei vani anteriori munito con pietre vive e cancelli di ferro”. Munito di milizie e di artiglieri, il castello era separato dalla piazza da un fosso “manofatto”: il collegamento avveniva tramite un ponte elevatoio. Nell’aprile del 1842 i ruderi del castello risultavano di proprietà di un certo Ilariantonio Taranto che, dopo aver coperto il fosso e reso fisso il ponte levatoio, impiantò un filatoio di seta, che durò pochissimo. Nel 1897 i ruderi del castello, passati alla famiglia Gallo, passarono ulteriormente a quella degli Scalisi e così via fino alla famiglia D’Amato, la quale ancora oggi gode del privilegio di abitare all’ombra del vetusto baluardo normanno.

8- Castello di Gioiosa Ionica

Il castello sorge a strabiombo lungo il corso della fiumara galizzi, a cinque chilometri dalla costa, sulla sommità del promontorio roccioso dove nel corso dei secoli ebbe inizio lo sviluppo dell’abitato gioiosano. Il castello è a pianta più o meno triangolare e presenta due torri dislocate agli angoli esposti ad oriente e occidente. L’analisi delle fonti induce a ritenere che la costruzione del castello vada collocata durante il periodo svevo (1194-1265) o nei primi decenni del dominio angioino (1266-1443). Il castello, appartenuto alle famiglie Caraccciolo e Carafa, dalla fine dell’ottocento è di proprietà dei marchesi Pellicano. L’ingresso è posto sull’antico fossato, presso la parete meridionale, e immette in un lungo corridoio che separava le due ale del complesso, l’orientale e l’occidentale. A tale ingresso si accede attraverso un ponte in muratura con annessa scalinata. Al di qua del fossato si trova un edificio signorile che a partire dalla metà del seicento è stato adibito a palazzo baronale e dimora del feudatario.

 

9- Castello di Placanica

Costruito dapprima come monastero intorno al 1300, fu adibito poi a castello durante la dominazione spagnola. Sorse ad opera dei frati basiliani che intorno all’anno Mille salirono lungo il corso della fiumara Precariti. Attorno all’antico monastero sorsero le umili casupole, inglobate nell’odierno rione San Leonardo. L’edificio, per la mancanza di merli e feritoie, ha più l’aspetto di dimora nobile che di fortezza. Fu trasformato in residenza ad opera dei feudatari che vi si alternarono: Caracciolo, De Licandro, D’Aragona D’Ayerbe, Passerelli, i frati domenicani di Suriano e i Musitano. Da questi, per matrimonio, passò ai Clemente di San Luca, del cui feudo faceva parte anche la sontuosa villa di Scinà, oggi proprietà della famiglia Caristo della vicina Stignano. L’ultimo erede del marchese Clemente lasciò il castello nel secolo XVIII; da allora questo decadde e divenne dimora comune per una ventina di famiglie e tale rimase fino a quando la disastrosa alluvione del 1951 non lo rese inabitabile. Difronte alla facciata del castello si trova un giardino, oggi villa Panajia. Sono in corso lavori di restauro dell’edificio.

10- Castello di Stignano

Il castello di San Fili, o casino di San Fili, si trova nel comune di Stignano, nella città metropolitana di Reggio Calabria, in Calabria. Fu costruito agli inizi del XVIII dalla famiglia Lamberti ed è sottoposto a vincolo di tutela dal Ministero dei Beni Culturali. L’edificio venne costruito tra il 1711 e 1720 per volere del capitano Giuseppe Lamberti, patrizio della città di Stilo, e progettato da Vincenzo Lamberti. Il fortilizio sorge in un territorio anticamente denominato “feudo di San Fili”, che aveva fatto parte dei corpi feudali dell’Università di Stilo sino alla metà del XVII secolo, quando era stato acquistato dal napoletano Antonio Pulce e poi rivenduto ad Antonio Lamberti nel 1696. Giuseppe Lamberti, nipote di Antonio, dopo l’edificazione del “casino”, acquistò nel 1721 la vicina torre di guardia di San Fili. Nel 1894 il casino e il suo podere vengono venduti dalla famiglia Lamberti a Ponziano Alvaro, che apporterà all’edificio delle trasformazioni per renderlo più consono all’ uso di residenza.

11- Castello di Stilo

La prima attestazione del Castello Normanno risale al 7 maggio del 1093. La sua nascita segue l’avvento dei normanni nel 1072 d.c., conquistatori del borgo di Stilo. Essi infatti prescelgono il borgo, per la sua posizione strategica a dominio dell’intera Vallata dello Stilaro, come regio demanio, vale a dire città sotto il diretto controllo del re, ruolo mantenuto anche nelle dominazioni sveve, angioine e aragonesi.  Eretto da Ruggero il Normanno nella seconda metà del XI secolo, per meglio dominare la sua città irrequieta, l’affascinante castello medievale, domina incontrastato il territorio circostante. La zona centrale del Castello era una chiesa-cappella con un altare principale e 4 altari adiacenti ai muri del locale. Di questa area, sopravvivono solo alcuni tratti dei muri portanti, ma non è stata ancora stabilita la datazione di questi ultimi. Il Castello era cinto da varie opere di difesa che lo rendevano assolutamente inespugnabile. Nel 2015 è stata realizzata una piccola monorotaia, al fine di favorire l’accesso a questo luogo mozzafiato.

 

 

 

Progetto cura di; Leonardo Condemi e Noemi Macrì (Servizio Civile Universale Brancaleone;  Torri Costiere e Montanare, le sentinelle dimenticate della Calabria).

 

Domenica 16 Ottobre “La Via dei Borghi a Casignana (RC)

Domenica 16 Ottobre andremo alla scoperta di uno dei luoghi più significativi della provincia di Reggio Calabria. La prima parte della giornata si svolgerà nella parte vecchia del borgo di Casignana dove una passeggiata fotografica ci permetterà di gustare gli scorci più nascosti di questo centro poco conosciuto.

Dopo la pausa pranzo (a sacco) partiremo in auto alla volta delle meraviglie della villa di epoca romana della contrada “Palazzi di Casignana” dove la bellezza dei pavimenti musivi saprà rapirci occhi e l’anima.

 

Programma

10.00 raduno e ritrovo piazzale Cimitero di Africo Nuovo (RC)  LINK GOOGLE 
10.30 partenza per Casignana (borgo)
11:00 passeggiata tra i vicoli del vecchio borgo
13.00 pausa pranzo (a sacco)
14.30 trasferimento con le proprie auto in Loc. Palazzi di Casignana
15:00 visita all’area Archeologica della Villa Romana di Casignana

 

Quota di partecipazione:

20€ a persona (che comprende il biglietto d’accesso alla Villa Romana)numero max partecipanti: 35

Attrezzatura consigliata :

Abbigliamento a strati e adatto al periodo, scarpe comode (chiuse), cappellino, ombrello, borraccia (1,5lt), k-way, pranzo o spuntino (per il pranzo), macchina fotografica o smartphone.

PER INFO E PRENOTAZIONI

Entro e non oltre il 14 Ottobre telefonando al 3470844564 (fornendo i proprio nome e cognome).

Il borgo di Casignana, tra Storia e fascino

Casignana ha origine dall’antica borgata Potamìa, fondata tra il IX e il X secolo dalle popolazioni joniche che, a causa delle invasioni saracene, abbandonarono le proprie terre. Il piccolo centro, costruito su un’alta rupe, era dominato da un imponente castello dal quale si potevano sorvegliare le vie carovaniere che andavano da Pietra Lunga a Pietra Cappa. Nel 1349, però, un violento terremoto distrusse quasi completamente il centro abitato e parte dei cittadini furono costretti a cercare rifugio nelle zone circostanti.

I profughi, dunque, fondarono il paese di Casignano (modificato in Casignana nel XVIII secolo). Successivamente i cittadini rimasti a Potamìa abbandonarono definitivamente le proprie case e diedero origine all’attuale centro di San Luca.

Tra il 1496 e il 1589 Casignana fu casale della baronia di Condojanni (oggi S. Ilario dello Jonio) dalla quale passò in seguito alla famiglia Carafa, come avvenne anche a molti altri paesi vicini, per rimanere in suo possesso fino all’eversione dalla feudalità e il 19 gennaio 1807 fu elevata a Università nel governo di Bianco. Quattro anni più tardi (1811) il paese divenne Comune del circondario di Bianco.

Il centro storico di Casignana sembra essere costituito da due realtà opposte. Da un lato un borgo fantasma dove stradine sterrate si insinuano tra case in pietra ormai diroccate e cadenti; dall’altro il nucleo dell’abitato nuovo.

Palazzo Moscatello;

Si trova nella zona “Chiesa Vecchia o Matrice”, oggi rimane soltanto la struttura in pietra con balconcini in ferro battuto recentemente restaurata e riqualificata. Le finestre del piano superiore hanno cornici lavorate. Le calamità naturali e le epidemie succedutesi nel corso degli anni, in ultimo il terremoto del 1908 costrinsero i Casignanesi ad allontanarsi dal primitivo insediamento urbano e spostarsi più a monte, contribuendo alla nascita del nuovo borgo.

La Chiesa Matrice (San Giovanni Battista);

Nel cuore dell’antico nucleo urbano, fu probabilmente edificata nel XIV sec. l’edificio aveva una pianta di croce greca con cripta (la quale fu demolita, perché pericolante, in seguito al terremoto del 1908). Frammenti di marmo rinvenuti in situ, farebbero ipotizzare l’esistenza o la provenienza da un tempio pagano dedicato alla Dea Venere sul quale venne costruita la chiesa. Oggi è possibile ammirare ciò che rimane dell’altare e della cripta che era adibita a celebrare anche riti sacri.

Dal 1650 al 1820 divenne luogo di sepoltura dei fedeli. Con la Riforma Napoleonica, tale usanza fu poi vietata.

Della piccola chiesa dell’Annunziata, più a monte, non vi e più traccia.

La Chiesa di San Rocco;

L’edificio risale al 1773 oggi ospita la parrocchia di S. Giovanni Battista. Sono poche le notizie sulla struttura originaria. Si trattava probabilmente di una piccola chiesa a navata unica  in cui si venerava un quadro raffigurante San Rocco di Montpellier. La tela fu poi sostituita da una statua lignea del 1756 di scuola Napoletana scolpita in un unico blocco.

L’edificio fu danneggiato dal terremoto del 1783 ed in seguito ricostruita con l’attuale pianta a tre navate nel 1852 grazie alle offerte dei fedeli.

Nuovamente danneggiata dal terremoto del 1908 fu ricostruita e riabilitata al culto solo nel 1914. La chiesa è caratterizzata da una facciata in stile romanico su cui si aprono tre porte d’ingresso divise da due ordini di lesene.

Il portale principale è in legno con ampia cornice in muratura. Si accede alla chiesa attraverso una scalinata. All’interno nell’abside semicircolare, l’altare maggiore è arricchito in marmi policromi sormontato dalla statua della Vergine col bambino, probabilmente del XVII sec. circondata da due ordini di colonne corinzie. In alto la cupola decorata con stucchi di motivi floreali e angeli. Sul soffitto della navata centrale un dipinto raffigurante S. Rocco del 1914.

Nella navata destra un particolare Crocifisso sostenuto da angeli è datato 1925.

Sempre all’interno della chiesa due tele raffiguranti una la deposizione del Cristo e l’altra San Giuseppe, una delle quali viene attribuita ad Antonello da Messina.

Nella Chiesa, insieme a vari arredi sacri, si trovano inoltre frammenti di marmo di epoca medievale dal pregiato valore artistico, oltre ad una pregevole statua lignea di San Giuseppe, un crocefisso ligneo del XVII secolo e una campana del XV secolo.

Il culto di San Rocco di Montpellier

Le notizie sulla sua vita del santo sono molto frammentarie per poter comporre una biografia in piena regola, elaborando una serie di notizie sulla sua vita, sono state proposte alle date tradizionali del 1295-1327, quella che oggi sembra la più consolidata sembra essere il 1345- ‘50, morto a Voghera fra il 1376-‘79 molto giovane a non più di trentadue anni di età. Secondo tutte le biografie i genitori Jean e Libère De La Croix erano una coppia di esemplari virtù cristiane, ricchi e benestanti, ma dediti ad opere di carità. Rattristati dalla mancanza di un figlio, rivolsero continue preghiere alla Vergine Maria dell’antica Chiesa di Notre-Dame des Tables fino ad ottenere la grazia richiesta. Secondo la devozione il neonato, a cui fu dato il nome di Rocco (da Rog o Rotch), nacque con una croce vermiglia impressa sul petto. Intorno ai vent’anni di età perse entrambi i genitori e decise di abbracciare Cristo, vendette tutti i suoi beni, si affiliò al terz’ordine francescano.  Indossato l’abito del pellegrino, fece voto di recarsi a Roma a pregare sulla tomba degli apostoli Pietro e Paolo. Bastone, mantello, cappello, borraccia e conchiglia sono i suoi ornamenti.

Le statue di San Rocco lo rappresentano in veste di pellegrino, con il tabarro, il cappello a tesa larga, un bastone da viaggio a cui erano assicurate conchiglie per raccogliere l’acqua e una zucca vuota per conservarla, la bisaccia a tracolla. Altre statue di San Rocco lo raffigurano mettendo in evidenza le sue doti di guaritore:

egli era anche un ex studente di medicina, e così viene presentato con in mano le lancette che venivano utilizzate per incidere i bubboni della peste. E dal momento che anche lui venne contagiato, a un certo punto, viene presentato anche con i segni del morbo, una ferita sulla coscia che sembra stillare sangue.  Si dice che egli avesse una voglia a forma di croce sul petto, all’altezza del cuore, per questo i ritratti di San Rocco presentano spesso questo particolare decoro sugli abiti del Santo. Sempre nelle raffigurazioni di San Rocco troviamo un angelo e un cane: entrambi confortarono il Santo durante la malattia, il primo promettendogli la guarigione, il secondo portandogli ogni giorno un tozzo di pane perché potesse sostentarsi. Non è possibile ricostruire il percorso prescelto per arrivare dalla Francia nel nostro Paese: forse attraverso le Alpi per poi dirigersi verso l’Emilia e l’Umbria, o lungo la Costa Azzurra per scendere dalla Liguria il litorale tirrenico.

Certo è che nel luglio 1367 era ad Acquapendente, una cittadina in provincia di Viterbo, dove ignorando i consigli della gente in fuga per la peste, il Santo chiese di prestare servizio nel locale ospedale mettendosi al servizio di tutti. Varie tradizioni segnalano la presenza del Santo a Rimini, Forlì, Cesena, Parma, Bologna. Certo è che nel luglio 1371 è a Piacenza presso l’ospedale di Nostra Signora di Betlemme.

Qui proseguì la sua opera di conforto e di assistenza ai malati, finché scoprì di essere stato colpito dalla peste. Di sua iniziativa o forse scacciato dalla gente si allontana dalla città e si rifugia in un bosco in una capanna vicino al fiume Trebbia. Qui un cane simile ad un Épagneul Breton lo trova e lo salva dalla morte per fame, portandogli ogni giorno un tozzo di pane, finché il suo ricco padrone seguendolo scopre il rifugio del Santo. Intanto in tutti i posti dove Rocco era passato e aveva guarito col segno di croce, il suo nome diventava famoso. Tutti raccontano del giovane pellegrino che porta la carità di Cristo e la potenza miracolosa di Dio. Dopo la guarigione San Rocco riprende il viaggio per tornare in patria.

Le ipotesi che riguardano gli ultimi anni della vita del Santo non sono verificabili. La leggenda ritiene che San Rocco sia morto a Montpellier, dove era ritornato.

E’ invece certo che si sia trovato, sulla via del ritorno a casa, implicato nelle complicate vicende politiche del tempo: San Rocco è arrestato come persona sospetta e condotto a Voghera davanti al governatore. Interrogato, per adempiere il voto non volle rivelare il suo nome dicendo solo di essere “un umile servitore di Gesù Cristo”. Gettato in prigione, vi trascorse 5 anni, vivendo questa nuova dura prova come un “purgatorio” per l’espiazione dei peccati. Quando la morte era ormai vicina, chiese al carceriere di condurgli un sacerdote; si verificarono allora alcuni eventi prodigiosi, che indussero i presenti ad avvisare il Governatore. Le voci si sparsero in fretta, ma quando la porta della cella venne riaperta, San Rocco era già morto: era il 16 agosto di un anno compreso tra il 1376 ed il 1379.  San Rocco fu sepolto con tutti gli onori. Sulla sua tomba a Voghera cominciò subito a fiorire il culto al giovane Rocco, pellegrino di Montpellier. Il Concilio di Costanza nel 1414 lo invocò santo per la liberazione dall’epidemia di peste ivi propagatasi durante i lavori conciliari.

Secondo la tradizione San Rocco (patrono di Casignana) avrebbe salvato il paese da una terribile pestilenza. In seguito a questo avvenimento fu fondata la confraternita di San Rocco, attiva ancora oggi. Le prime notizie storiche su questo gruppo religioso risalgono al 1894, anno in cui il vescovo Mangeruva ne approvò lo statuto. Dopo la strage di Casignana del 1922 la confraternita si sciolse ricostituendosi soltanto nel 1945. Oggi conta circa quaranta associati e ha un proprio gonfalone.

La Villa Romana in Loc. Palazzi;

Adagiata lungo l’antico itinerario che collegava Rhegion a Locri Epizefiri si trova la Villa romana di età imperiale (risalente circa al I secolo d.C.), in contrada Palazzi: un’area di circa 8.000 mq composta da circa venti ambienti disposti intorno ad un cortile centrale in cui sono presenti terme, una fontana monumentale, le latrine e un giardino decorato a mosaico. Si tratta di uno dei siti archeologici più importanti dell’Italia meridionale, fra quelli di maggiore interesse di tutta la Calabria e conserva splendidi mosaici di grande valore artistico. Il complesso sorge tra Bianco e Bovalino, lungo la Statale 106 affacciato sulla costa del Gelsomini.

Un luogo che trasuda storia e arte, venuto alla luce quasi per caso nel 1963 durante dei lavori per la costruzione dell’acquedotto. Ma è solo alla fine degli anni ’90 che il sito viene interessato dai primi scavi e interventi di restauro.

La villa, probabilmente di proprietà di un console romano, si arricchisce di due grandi aree termali (orientali e occidentali), impreziosite da mosaici pavimentali di grandissimo pregio, composti da marmi policromi provenienti dalla Grecia e dall’Asia Minore e raffiguranti immagini mitologiche quali le Nereidi, le Quattro stagioni, Bacco. Oltre alla sala “absidata” che è l’ambiente più grande che è stato scoperto, la villa si compone anche della “Sala delle Nereidi”, “Sala di Bacco” e “Sala delle quattro stagioni”. Gli studi e le ricerche condotte negli ultimi anni, consentono di stabilire che il complesso sia stato abitato almeno fino al VII secolo d.C..

Di rilievo, inoltre, specie per il contributo fornito agli studi sul culto dei morti in epoca romana, è l’area della necropoli in cui sono presenti tombe ancora integre.

Le Grotte Preistoriche (Loc. Varta)

Caverne naturali, con vestigia d’insediamenti risalenti all’ultima Età della Pietra (Neolitico) e alla prima Età dei Metalli (Eneolitico). Come la Grotta di San Florio (San Grolio) nella collina sovrastante Casignana in  Loc. Faccioli, dove fino a qualche decennio fa, insisteva una grotta a più livelli, che sembra sia stata abitata da San Florio, originario di Samo, il quale giunse in questi boschi per condurre una vita ascetica nella preghiera ed in penitenza.

Purtroppo tra gli anni ‘50/’60 tale grotta venne distrutta per produrre pietre necessarie alla costruzione di un terrapieno per far passare la strada provinciale che oggi collega Casignana al resto del circondario di Bianco.

Le sorgenti di Casignana:

Casignana fu anche un centro conosciuto per le sue acque minerali medicamentose. Infatti a pochi km dal centro di Casignana in loc. Favate, vi è una sorgente termale ancora oggi in uso per le sue proprietà curative delle sue acque e dei suoi fanghi dalle peculiarità riconosciute anche da alcune strutture termali del territorio.

INFO E CONTATTI: Pro Loco Casignana ETS 

La via dei Borghi a Casignana (RC)

Domenica 28 Novembre andremo alla scoperta di uno dei luoghi più significativi della provincia di Reggio. La prima parte della giornata si svolgerà nella parte vecchia del borgo di Casignana dove una passeggiata fotografica ci permetterà di gustare gli scorci più nascosti di questo centro poco conosciuto.

Dopo la pausa pranzo (PRANZO A SACCO) partiremo (in macchina) alla volta delle meraviglie della villa di epoca romana della contrada Palazzi di Casignana dove la bellezza dei pavimenti musivi saprà rapirci occhi e anima.

Programma

10.00  Raduno e ritrovo in prossimità del piazzale del cimitero di Africo (RC)  LINK GOOGLE 
10.30 partenza verso il borgo di Casignana e passeggiata tra i vicoli del vecchio borgo
13.00 pranzo a sacco
14.30 dopo lo spostamento in macchina visiteremo la Villa Romana di Casignana

Costo esperienza:

20€ a persona (il costo comprende anche il biglietto d’accesso alla Villa)

Max partecipanti: 35

IMPORTANTE

Si ricorda che per accedere alla Villa c’è la necessità del green pass derivante da vaccino oppure di un tampone molecolare con esito negativo nelle 48 ore antecedenti all’ ingresso.

Attrezzatura per l’escursione:

Abbigliamento a strati e adatto al periodo, scarpe comode (CHIUSE), cappellino, ombrello, borraccia (1,5lt), k-way, pranzo o spuntino (A SACCO), macchina fotografica o smartphone, mascherina, gel igienizzante personali.

PER INFO E PRENOTAZIONI

Entro e non oltre il 27 Novembre telefonando al 3470844564 (fornendo nome e cognome del partecipante).

 

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