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L’antica abbazia della Madonna della Lìca a Pietrapennata- Palizzi (RC)

Il territorio di Palizzi custodisce innumerevoli gioielli dell’antichità e siti di interesse storico-naturalistico-culturale. Oggi vi portiamo alla scoperta dell’antico monastero di Santa Maria della Lica, che testimonia la forte spiritualità di questi luoghi, un tempo frequentati e pullulanti di popoli e genti ci lasciano in eredità testimonianze antiche e importanti per capire la ricchezza di un territorio che i tempi moderni hanno sprecato, distrutto, dimenticato.

Il santuario di tradizione bizantina, presenta segni murari dell’età normanna e giungono fino al XVII sec. Il suo nome deriva da quello della contrada in cui sorge e pare, anche per l’esistenza nella zona di un tempio dedicato ad Apollo Licio. Fino ai primi del 1800 ad Alica, il giorno 8 maggio di ogni anno, si teneva una fiera di bestiame in onore della Madonna. nella chiesa parrocchiale dello Spirito Santo a Pietrapennata frazione di Palizzi. Purtroppo oggi, l’abazia è in stato di rudere, si tratta di una chiesa e di un monastero incastonati in una vallata amena, e consiste in un complesso architettonico rimaneggiato più volte durante i secoli, con brani murari riferibili a diversi periodi storici, dal più antico, risalente presumibilmente al XII secolo, fino al XVII-XVIII secolo.

La chiesa era un edificio a navata unica, di circa 6×13mt (in un rapporto di uno a due tra larghezza e lunghezza) con abside orientata, e forse praticati in periodo successivo un Prothèsis e un Diaconicòn. Nel XVII secolo è stato addossato al muro meridionale il campanile, si tratta di una costruzione molto slanciata ed elegante, curata nei particolari com’è possibile apprezzare dal doppio ordine e dalla cornice di mattonelle policrome. Quest’ultimo particolare decorativo lo rende molto simile al campanile della chiesa di San Sebastiano dell’Amendolea. un campanile a doppio ordine con una cornice di mattonelle policrome, simile a quello della chiesa di S. Sebastiano di Amendolea e di S. Salvatore di Cataforio.

Tra il secolo XVII e quello successivo, venne costruito, esternamente alla chiesa e ruotato rispetto ad essa, verso nord-est, un altro ambiente che potrebbe riferirsi alla sacrestia, di cui parla Mons. Contestabile nel 1670 come opera da completarsi. Sul porticato addossato alla parete meridionale si notano pochi resti di cui una porzione di arcone che, per la sua struttura muraria, è attribuibile al XII secolo. A circa 9mt dal muro meridionale e ad una quota inferiore di circa 1,5mt, vi sono dei poderosi setti murari.

Molte sono le teorie sull’etimologia del termine Alica, alcune dettate dal grande archeologo e storico “Domenico Minuto” asseriscono che il termine “Alica è Alicia” si trovavano già nel XVII° secolo e sembrano avvalorare la certezza che in quell’epoca nella bovesìa il significato della parola volgare “lega o Liga” era meno nota dell’attuale termine greco “Alìthia” termine che ancora oggi è comune nell’area Ellenofona anche nelle varianti di Alìsia e Alìa che significa appunto “la verità”. Altra ipotesi avanzata è che potesse derivare dal Greco lukòs che significa “bosco” a sottolineare la natura remota del luogo.

Quando la chiesa fu fondata, presumibilmente nel XII secolo, presentava una pianta a navata unica e un’abside finale. Oggi è difficile identificare la collocazione originaria dell’abside sia a causa dell’alta vegetazione sia a causa di un ambiente quadrangolare, costruito presumibilmente tra il XVII e il XVIII secolo, che si è sovrapposto alla struttura che alcuni studiosi ritengono sia stata la sacrestia. Probabilmente prima ancora della costruzione della cosiddetta sacrestia era stato eretto il campanile.

Fino al 1887 questa chiesa ha conservato un bellissimo simulacro di marmo bianco d’alabastro a mezzobusto raffigurante la Madonna con Bambino del XV secolo e attribuita alla scuola del Gagini, che poi fu trasferita e si trova tutt’oggi, nella chiesa parrocchiale dello Spirito Santo di borgo di Pietrapennata. La statua a mezzobusto della madonna pare sia arrivata sin qui dalla Sicilia e sbarcata miracolosamente nella marina di Palizzi, all’alba della battaglia di Lepanto, quando i cristiani sbaragliarono definitivamente i Musulmana in occidente.

Grazie alle ricerche storiche, possiamo certamente dire che la chiesa della Lica in effetti non fosse altro che una grangia dello stesso Monastero di Sant’Ippolito che cambiò il titolo in occasione dell’evento storico di Lepanto e dell’arrivo di questa statua. Anche se alcune fonti storiche, riferiscono che il monaco che fondò il monastero, fosse partito dall’Abbazia di Santa Maria di Tridetti (Staiti). Sembra anche probabile che la chiesa rientri nella cosiddetta “via dei romiti”, un itinerario relativo al passaggio dei monaci dove sorgevano molti ricoveri in cui i religiosi in pellegrinaggio potevano meditare, pregare e anche soggiornare.

 

Di Carmine Verduci

Domenica 5 Maggio; Escursione sui sentieri dell’Alica – Pietrapennata (RC)

Domenica 5 Maggio Kalabria Experience in collaborazione con Camminare Liberi, e Ass. al Borgo di Pietrapennata vi porteranno a scoprire la bellezza di un luogo magico e suggestivo, alla scoperta dell’antica abbazia della Madonna dell’Alìca, in prossimità del borgo di Pietrapennata (Palizzi), un’antica abbazia immersa in un paesaggio incontaminato che riesce a regalare suggestioni e bellezza, in un itinerario storico e naturalistico caratterizzato dalla tipica vegetazione di macchia mediterranea di media montagna. Sarà un viaggio attraverso i secoli, che ci consentirà di conoscere la storia di questo luogo di forte spiritualità che ancora oggi non smette di attrarre moltissimi escursionisti da tutto il mondo.

PROGRAMMA:

08:30 Raduno e registrazione partecipanti Piazza dei Martiri (Palizzi Marina)
link appuntamento https://maps.app.goo.gl/abqNjV7FaNjchJ1i7
08:45 Partenza (in auto) verso Pietrapennata
09:15 Arrivo nel borgo di Pietrapennata parcheggio e inizio escursione
11:30 Arrivo previsto presso all’abbazia dell’Alìca
12:00 Partenza per il rientro nel borgo di Pietrapennata
13:00 Degustazione tipica (ospiti dell’associazione al borgo di Pietrapennata)
14:30 Visita borgo di Pietrapennata
16:30 Fine escursione (rientro)

ITINERARIO:

Il percorso partirà dal piccolo borgo di Pietrapennata (673mt s.l.m.) tra strette viuzze e suggestivi vicoli in direzione del cimitero. Da qui parte il sentiero che raggiunge nel cuore della vallata, i ruderi dell’antica abbazia della Madonna dell’Alica (XII sec) che ha custodito fino al 1887 la splendida scultura marmorea, di scuola Gaginesca della Madonna con Bambino (Alica o Lica) che oggi si trova custodita nella chiesa parrocchiale dello Spirito Santo al centro di Pietrapennata. Una volta fatto ritorno nel borgo di Pietrapennata effettueremo una degustazione ospiti dell’Associazione “Al Borgo di Pietrapennata” e subito dopo, effettueremo un giro turistico nel borgo per godere della sua storia, della sua bellezza, dei suoi scorci mozzafiato.

SCHEDA TECNICA:

Livello: E (escursionistico)
Difficoltà: media
Dislivelli: complessivamente circa 120 mt.
Lunghezza del percorso: 5,50 km A/R (sterrato/sentiero)
Fondo: Strada, sentieri, mulattiere
Tempi: ore 3,30 (soste incluse)
Acqua: assente (all’inizio e alla fine del percorso)
Iscrizioni a numero limitato: max 30 partecipanti

ATTREZZATURA CONSIGLIATA:

Zainetto leggero, indumenti a strati (adatti al periodo climatico), cappellino da sole, scarponcini da trekking, Bastoncini da trekking (facoltativi), borraccia d’Acqua (almeno 1,5 lt), maglietta di ricambio, K-way o mantellina (da usare in caso di pioggia), giacca a vento, pranzo a sacco o spuntino di mezza giornata.

 

QUOTA DI PARTECIPAZIONE:

15€ per persona (include, guida e assicurazione)
10€ costo degustazione *facoltativa (su prenotazione)

 

COME PARTECIPARE:

Prenotando inviando il proprio nominativo e codice fiscale (per l’assicurazione)
via WhatsApp al numero: 347-0844564 entro e non oltre il 3 Maggio 2024

Domenica 12 Novembre Escursione alla scoperta dei borghi di Palizzi e Pietrapennata (RC)

Domenica 12 Novembre il progetto Poleis andrà alla scoperta dei borghi di Palizzi e Pietrapennata (RC), luoghi suggestivi e caratteristici dell’area grecanica immersi in un contesto storico-naturalistico che ha dell’incredibile. Un luogo magico definito dal viaggiatore e pittore Inglese Edward Lear nel suo “Diario di un viaggio a piedi” <<Nessun posto più selvaggio né più straordinario di Palizzi può attirare l’occhio di un artista …>>!

Questa tappa si inserisce nel ricco programma “Stìn Ighìa” organizzata dalle Associazioni; Poliscin e Pro Loco di Palizzi 

DESCRIZIONE:

La giornata avrà inizio con la visita al piccolo borgo di Pietrapennata dove andremo ad ammirare la straordinaria statua Gaginiana della Madonna della Lica custodita presso la chiesa parrocchiale dello Spirito Santo, dopo la visita a questa straordinaria opera d’arte rinascimentale, faremo un breve percorso tra i vicoli caratteristici del borgo alla scoperta degli angoli più belli di questa borgata. Scenderemo poi verso Palizzi per visitare questo piccolo borgo medievale ancora abitato e dominato dal suo antico castello arroccato in cima ad un grande masso roccioso. Visiteremo la Chiesa di Sant’Anna, i Palazzi più antichi, le piazzette del borgo i famosi Catoji, il Ponte allo Schiccio con l’antico mulino. Palizzi com’è risaputo, gode di uno dei primati più importanti del territorio grazie alla sua intensa cultura vitivinicola che ha ottenuto il marchio IGT. Qui, l’ospitalità della gente rispecchia quelle caratteristiche peculiari della cultura magnogreca. Palizzi mantiene ancora intatte le caratteristiche medievali del suo centro abitato e sarà un’esperienza unica tuffarsi negli antichi vicoli del borgo.

PROGRAMMA:

Ore 09:00 Raduno  partecipanti (presso piazza di Palizzi Marina) QUI COORDINATE  GOOGLE MAPS
Ore 09:15 Partenza con le proprie auto per Pietrapennata
Ore 09:45 Arrivo a Pietrapennata visita borgo
Ore 10:45 Partenza con le auto proprie verso il borgo di Palizzi
Ore 11:00 Arrivo a Palizzi e visita al centro urbano con i suoi vicoli caratteristici, i suoi palazzi, le vedute panoramiche, Catoji, la Chiesa di Sant’Anna, il Ponte allo Schiccio e l’antico Mulino.
Ore 13:00 Pranzo a base di piatti tipici Palizzesi
Ore 15:00 Partenza per il rientro

SCHEDA TECNICA:

Itinerario T (Turistico Culturale)
Difficoltà: Facile
Adatto ai bambini: SI (se accompagnati da un adulto)

 

Quota di Partecipazione da versare al momento dell’incontro;

10€ Quota di partecipazione escursione
15€ Quota pranzo tipico (con posti a sedere)

 

PRENOTAZIONE:

Obbligatoria entro e non oltre il 10 Novembre con un messaggio WhatsApp al numero: 3470844564 comunicando (nome e cognome) del partecipante.

 

ABBIGLIAMENTO CONSIGLIATO:

Indumenti adatti al periodo (a strati), cappellino, scarpe da ginnastica, macchina fotografica.

 

NOTE ORGANIZZATIVE:

  • I bambini sotto i 12 anni hanno diritto ad uno sconto del 50% delle singole quote)
  • Eventuali allergie alimentari, dovranno essere comunicate alla prenotazione
  • Il programma potrà subire delle modifiche e/o integrazioni che saranno comunicate al gruppo durante il corso della giornata

 

Pietrapennata (Palizzi), Storia di un popolo venuto dal mare…

Pietrapennata è un piccolo borgo semiabbandonato che appartiene al comune di Palizzi in provincia di Reggio Calabria sorge a 670 metri sul livello del mare ai piedi del Monte Punta di Gallo. Le sue origini sono antichissime, come del resto la maggior parte dei borghi dell’entroterra Italiano, basti pensare che i primi abitanti furono dei popoli provenienti da Malta, come appunto testimoniano ricerche e idiomi ancora oggi in uso dalla popolazione locale, infatti gli abitanti di Pietrapennata vengono ancora oggi chiamate “martisi”.

Il borgo non ha una struttura urbana di tipo classico-medievale con castello e fortificazioni, ma nasce e si sviluppa come insediamento rurale che anticamente aveva generato dei profondi contrasti con la vicina Palizzi (oggi più comunemente chiamata Palizzi Superiore), tra gli abitanti dei due paesi infatti vi erano profonde divergenze date le culture, ma oggi poco conta questo. Esiste un legame giurisdizionale che lo accomuna a Palizzi Superiore ovvero; il lento e inesorabile spopolamento dovuto all’emigrazione che sta svuotando anche i pochi centri storici dell’entroterra Calabrese.
Giungendo al vecchio borgo di Pietrapennata si intravedono i ruderi delle antiche abitazioni sono Infatti percepibili nella parte bassa del Borgo dove si vedono ancora qua e là le mura di case costruite con pietra locale “marmo brecciato di Palizzi”

A far da cornice a questo borgo è sicuramente la “rocca di Sant’Ippolito” come una “piuma di pietra” deve aver affascinato molto anche Edward Lear che trovandosi a passare da queste parti scrive nel suo “Diario di un viaggio a piedi” anno 1847”

Oh, boschi rari di Pietrapennata! Io non ricordo di aver visto un più bel posto di quello della «roccia alata», nominata appropriatamente «piumata» com’è sin dalla base alla cima. 

Probabilmente è grazie a questo elemento naturale che il borgo ha preso il nome, o come suggeriscono gli anziani, deriverebbe dal termine in dialetto “pinnata” che significa “capanna” e appunto “pietra della capanna”. Quel che emerge da ricerche storico-archeologiche, è che nei pressi di Palizzi sorgeva un monastero, e che questo avesse a che fare con il Santuario della Madonna della Lica o dell’Alica (a circa 2 km di distanza da Pietrapennata) lo si deve alla teoria che quasi certamente, il monastero di Sant’Ippolito abbia in epoche successivamente dedicato lo stesso, alla Vergine della Lica, una statua in marmo di alabastro di scuola Gaginiana, che oggi è possibile ammirare nella chiesa dello Spirito Santo nel cuore del borgo.

La statua a mezzobusto della madonna pare sia arrivata sin qui dalla Sicilia e sbarcata miracolosamente nella marina di Palizzi, all’alba della battaglia di Lepanto, quando i cristiani sbaragliarono definitivamente l’avanzata Musulmana in occidente. Grazie alle ricerche storiche, possiamo certamente dire che la chiesa della Lica in effetti non fosse altro che una grangia dello stesso Monastero di Sant’Ippolito che cambiò il titolo in occasione dell’evento storico di Lepanto e dell’arrivo di questa statua.

Cronache storiche ci narrano anche della festa della madonna che ogni anno aveva luogo l’ 8 Maggio, con una grande fiera che i monaci organizzavano nella vallata antistante la chiesa, un evento di forte richiamo per le genti del territorio, che per fede e per necessità si recavano in carovana in questa valle che un tempo era coltivata, come ci dimostrano i muretti a secco che oggi cadenti e quasi scomparsi ci danno la prova certa di ciò che questo luogo è stato nei secoli addietro.

I Ruderi dell’ antica abbazia della Madonna della Lica sono ancora meta di appassionati ed escursionisti, oggi questo luogo vede centinaia di gruppi che scelgono di giungere sin qui per ammirare ciò che resta di quello che le cronache indicano un santuario con una forte importanza sul territorio. Sull’etimologia del nome Madonna della Lica o dell’Alica, alcune ipotesi dettate dal grande archeologo e storico “Domenico Minuto” asseriscono che il termine “Alica è Alicia” si trovavano già nel XVII° secolo e sembrano avvalorare la certezza che in quell’epoca nella bovesìa il significato della parola volgare “lega o Liga” era meno nota dell’attuale termine greco “Alithia” termine che ancora oggi è comune nell’area Ellenofona anche nelle varianti di Alìsia e Alìa che significa appunto “la verità”.

Chiunque giunge a Pietrapennata sicuramente si troverà di fronte un piccolo paesino ancora caratterizzato da piccole case umili in pietra locale, talvolta incastonate tra le rocce. Colpisce infatti la visione dello scenario intorno a questo posto, le case abbandonate, il silenzio, il vento, la rocca di Sant’Ippolito che maestosa e sinistra sembra imporsi in questo contesto, macchiato dalla modernità dei ripetitori piantati come alberi sulla cima di Punta Gallo.

Qui il silenzio a volte è sconvolgente, ti lascia quasi l’amaro in bocca quando te ne vai. Sicuramente giungere a Pietrapennata non è un viaggio organizzato, ma neanche adatto a chi ama la frenesia turistica di altri centri calabresi che rientrano tra le eccellenze turistiche del territorio. Ma giungere a Pietrapennata significa fare un salto nel passato, constatando che l’abbandono di questo borgo sta determinando la lenta morte di un Aspromonte che ancora custodisce dei tesori incompresi, delle perle che difficilmente le masse potranno cogliere, se non motivate da una forte necessità di comprendere questa terra.

Una terra fatta di persone che con forza resistono a quella modernità ingannevole che ha generato nel tempo una lenta ed inesorabile distruzione di popoli, di culture e di storia, che altrove avrebbero trovato senz’altro un motivo per rinascere in una nuova linfa vitale per questi luoghi.

Di ©Carmine Verduci

 

Palizzi (RC), tra un paesaggio lunare e il mare azzurro e atmosfere antiche

Il mosaico smarginato del Mar Ionio con i suoi fondali dai colori cangianti, accesi dal sole, in cui sabbia e rocce frastagliate disegnano una mappa preziosa che custodisce un tesoro ogni volta sorprendente. Un manto ondoso si infrange sugli scogli che nascono dall’acqua, prima di raggiungere la riva; qui la battigia ha il suono di un calpestio ostinato, delicato e soave oppure strepitante e burrascoso. Montagne bianche, un mare azzurro, atmosfere antiche e intenso profumo di gelsomino meravigliano chi arriva, percorrendo cinquanta chilometri di strada Statale Jonica, partendo da Reggio Calabria, città Metropolitana in cui ricade. Spiagge assaltate dall’incuria e dall’erosione delle coste che, nonostante ciò, ancora conservano, seppur in pochi preziosi tratti, un aspetto primogenito e prezioso; spiagge, nel pieno parco marino regionale Costa dei Gelsomini, scelte dalla specie di Tartaruga marina Caretta Caretta per deporre le uova e nidificare. Linee ondulate dal tempo tracciano un paesaggio lunare che l’erosione delle piogge ha modellato come uno scultore avrebbe fatto con la propria opera. L’assenza di vegetazione consente al sedimento argilloso di mostrare le sue striature e le delicate pendenze; passeggiare su di esse, dinnanzi ad una distesa azzurra e un panorama in cui gli occhi si perdono, è uno stato di grazia per nulla raro. Una via tra l’Aspromonte e il mare Jonio anima il versante meridionale dell’Aspromonte, ornato dai Gelsomini e costellato da rigogliosi e pregiati vigneti dove nasce un ottimo e generosi vino rosso, riconosciuto dal marchio IGT (Indicazione Geografica Territoriale) che vale a questo luogo la denominazione di Città del Vino. Anche qui risuonano echi antichi della floridezza e della prosperità dei vigneti che valsero ad un’ampia zona del Meridione di Italia – di cui questo è il luogo più a Sud – il nome di Enotria (dal greco ôinos vino).

“È Palizzi con il suo borgo e la sua marina a schiudersi così, come uno scrigno, ad ispirare incanto e a muovere la penna sul taccuino di un viaggiatore”

“Le strade di Palizzi, dove forse alcun inglese è ancora disceso, erano gremite di bambini completamente nudi e abbronzati (…)”. La vitalità di questo luogo ha affascinato anche l’illustratore e scrittore inglese Edward Lear, che nel suo Diario di un Viaggio a Piedi, ha descritto così il suo arrivo a Palizzi, il 3 agosto 1847: “Passando la fiumana ai piedi della cresta coronata dalla citta’ elevata, siamo ancora una volta saliti per la scura falda della collina coperta di cisti, con gigantesche querce dai rami nudi in primo piano e la vasta montagna blu d’Aspromonte coperta di foreste che chiudono tutto il lato Sud del paesaggio. Mentre il momento per la nostra sosta di mezzogiorno stava per avvicinarsi, e per il caldo cominciava ad essere fastidioso, siamo giunti in vista di Palizzi, un paese molto strano, costruito attorno ad una roccia isolata, dominante una delle tante strette vallate aperte al mare. Venendo, come noi abbiamo fatto, dall’altopiano siamo arrivati al di sopra di Palizzi, il cui castello è visibile solo dal lato nord, così, per arrivare al livello del fiume ed alla parte bassa dell’abitato, è necessario discendere una scala perfetta tra case e pergolati, aggruppati nel vero stile calabrese fra sporgenze coperte di cactus da una roccia all’altra dove sembravano crescere. (…) mi sono spostato a cercare un po’ d’ombra per ripararmi dal soffocante caldo e, raggiunto il castello, mi sono ben presto trovato al centro delle sue rovine, da cui ho colto incidentalmente una scena pittoresca, vale a dire un casolare, una pergola, sette grandi porcellini, un uomo cieco e un bambino (…)”.

Tra i siti paleolitici più antichi d’Europa, già bene del monastero di Sant’Angelo di Valle Tuccio, poi casale della contea di Bova, nel XIV secolo feudo venduto da Bartolomeo Busca a Guglielmo Ruffo di Calabria, conte di Sinopoli, possidente di un grande tenimento della Calabria Meridionale, Palizzi – la cui etimologia è contesa tra i termini greco politsion, nel senso diminutivo di polis (città), e il termine polìscin (probabilmente luogo ombroso) – è diviso dalla fiumara nelle due contrade Murrotto e Stracia e consta di quattro frazioni: Palizzi Superiore, Palizzi Marina (la più popolosa con quasi duemila abitanti) con i suoi Calanchi e il lungomare più corto d’Italia, Spropoli e Pietrapennata con il suo paesaggio alpestre alle pendici del Monte Gallo, a settecento metri di altezza sul livello del mare, con la sua silenziosa e incantata vallata dell’Alìca, con i resti di una chiesa, forse di un monastero, dedita appunto al culto della Madonna dell’Alica. Qui era custodita una statua di marmo bianco raffigurante la Madre con Bambino della scuola di Antonello Gagini che oggi si trova nella Chiesa parrocchiale.

Il borgo di Pietrapennata è antico, secondo la tradizione orale, fondato dai Cavalieri di Malta, prima che il piccolo centro venisse distrutto nel 1696, come riportato in documenti d’archivio. Il suo nome ha un’etimologia contesa tra il riferimento alla collocazione del borgo adagiato sulla ‘rocca di Sant’Ippolito’ come una ‘piuma di pietra’ e il termine dialetto ‘pinnata’, ossia ‘capanna’ al quale potrebbe corrispondere il significato ‘pietra della capanna’. Lo scrittore inglese Edward Lear, nel suo viaggio nel Sud d’Italia, ha descritto così questo suggestivo luogo, il 5 agosto 1847:

“Come era squisita la dolce luce e l’aria del giorno, il profondo burrone pieno di edera, il mulino e la discesa al lato opposto, dove i boschi incomparabili bordavano la radura come parchi, o formavano dei paesaggi magnifici con i loro grigi tronchi e rami sparsi sopra rocce e valli strette! Oh, boschi rari di Pietrapennata! Io non ricordo di aver visto un più bel posto di quello della «roccia alata», nominata appropriatamente «piumata» com’è sin dalla base alla cima”.

Palizzi rimase dei Ruffo – ramo di Palizzi – Brancaleone – per generazioni, seppur con qualche breve interruzione determinata da contese dinastiche tra Angioini e Aragonesi. Nel 1505 il matrimonio tra Geronima Ruffo e Alfonso de Ayerbo d’Aragona avviò un avvicendamento di baronati: Troiano Spinelli, Ayerbo d’Argona, Romano di Messina – Giacomo Colonna Romano si deve l’apposizione dello stemma araldico all’ingresso del castello – Arduino di Messina fino alla vendita della terra nel 1751 ai De Blasio che ne restarono proprietari fino al 1806.

“Selvaggio e straordinario, così definiva sempre lo scrittore viaggiatore inglese Edward Lear il luogo natio dei fratelli Misefari, l’anarchico e poeta Bruno, lo storico e antifascista Enzo, il calciatore Ottavio e il biologo e attivista Florindo”

Sotto il ponte tra le contrade Murrotto e Stracia, la sua fiumara, secondo alcuni, divideva l’antica Rhegion da Locri Epizefiri; un confine strategico secondo altri rappresentato invece dalla fiumara dell’Amendolea. Ne riferisce il geografo greco Strabone (I secolo a.C.): « Il fiume Alece, che divide il territorio di Rhegion dalla Locride passando attraverso una profonda valle, ha questa particolarità riguardo alle cicale: quelle sulla riva locrese cantano, mentre quelle sull’altra riva non hanno voce. Si congettura che ciò ne sia la causa: le seconde si troverebbero in un luogo ombroso, cosicché le loro membrane sarebbero sempre umide e non si distenderebbero mai; le prime, invece, stando in un luogo soleggiato, avrebbero le membrane asciutte e simili al corno, così da essere ben adatte ad emettere il suono ». (Strabone, Geografia, VI, I, 8). Alle pendici di una rupe di arenaria, incastonato il borgo di Palizzi (Superiore); in alto un antico castello, posto a 272 metri sul livello del mare, domina il comune più a Sud dell’Italia. Su una rocca di arenaria si erge, dunque, il castello di origini medievali, ricostruito alla fine del Settecento dalla famiglia Colonna e poi ristrutturato e ampliato dal barone Tiberio De Blasio nella seconda metà dell’Ottocento. Durante i bombardamenti degli Alleati su Reggio, vi si rifugiò Carlo De Blasio. Che il castello, dichiarato Monumento Nazionale dal Ministero ai Beni culturali, fosse cinto da mura con due torrioni emerge da un certificato del Mastro d’atti di Palizzi, Saverio Grimaldi, di fine Settecento. Non solo mura di cinta ma anche una grande scala con una sola finestra, la cucina, un’anticamera, poi altre stanze, magazzini e cantine e fuori le alte mura di cinta con poderosi bastioni, bocche da fuoco lungo il ciglio del costone roccioso con feritoie. Anche due torri, una cilindrica merlata sul versante est e una angolare sul versante opposto. Nella roccia viva ricavate le carceri. Vicoli stretti e caratteristici catoi segnano un percorso suggestivo che dal Castello conduce al borgo (e viceversa). Sulla piazza principale si affaccia la Chiesa di Sant’Anna (patrona del paese), con la statua in marmo della Santa con la Madonna in braccio della scuola del Mazzolo in fondo all’abside ed un complesso di statue, tra cui la scultura lignea dedicata a Sant’Anna, commissionata nel 1827 dall’ultimo barone di Palizzi, Tiberio De Blasio. Alla seconda metà del Cinquecento risale la cupola bizantina dell’edificio seicentesco con pianta a croce Latina. In questa parrocchia, il vescovo Stavriano, istituì la prima comunità latina della diocesi, dentro la quale non era consentito l’ingresso ai greci, dediti pertanto all’agricoltura e alla pastorizia. L’altra chiesa del borgo fu eretta alla Madonna del Carmelo. Essa risale alla seconda metà del 1500 e la sua denominazione spesso comprende anche la dicitura “fuori dalle mura” (“extra moenia”), poiché fu costruita dopo il completamento del tracciato delle mura di protezione.

“Il culto mariano a Palizzi nell’incontro tra la Madonna del Carmelo e la patrona Sant’Anna” A te, Carmen, legata come me a questi luoghi che già, insieme, ci custodivano

Apparsa anche sul monte Carmelo della Galilea nel 1251 essa è una delle linfe del culto mariano diffuso in tutto il mondo, dunque anche in Italia ed in Calabria. Si tratta della beata Vergine Maria del Monte Carmelo, festeggiata il 16 luglio. Una devozione che, non solo in Calabria, intreccia indissolubilmente storia, religiosità e sentimento popolare e che alimenta da secoli la devozione della Vergine Santa attraverso culti mariani tra i quali anche quello della madre di Maria, Anna. Sterile e poi graziata dalla Maternità per salvare l’Umanità, Sant’Anna fu moglie di Gioacchino e nonna di Gesù, zia di Elisabetta madre di Giovanni Battista. Il suo culto è antico e nasce in Oriente ai tempi di Giustiniano (550 d.C.) per poi diffondersi anche in Occidente. La sua festa, il 26 luglio, è occasione di celebrazione di speciale devozione in molti luoghi. Tante le comunità italiane poste sotto la sua protezione, come quella della omonima frazione di Seminara nel reggino e di Palizzi, che ancora oggi celebra questa tradizione religiosa con una festa molto sentita. A Palizzi, in particolare, la devozione alla Madonna del Carmelo e a Sant’Anna si intrecciano e, attraverso l’incontro della Madre con la Figlia in processione, danno vita ad una tradizione che, nel mese di luglio in cui ricadono entrambe le festività religiose, anima l’antico borgo. A Palizzi, infatti, già dai primi di luglio cominciano i festeggiamenti mariani che culminano, nella giornata del 26 luglio con i festeggiamenti in onore della patrona Sant’Anna, passando anche per il 16 luglio, giorno della Madonna del Carmelo. All’inizio del mese di luglio dalla chiesa di Sant’Anna di Palizzi esce la statua della Madonna del Carmelo e in processione per quattro chilometri di strada impervia giunge alla chiesa della Maria del Carmelo, accompagnata da canti, balli e dal suono di organetti e tamburelli. Il ritorno della Madonna del Carmelo a valle ha luogo la sera del 25 luglio quando la statua della madre Sant’Anna esce ad accoglierla e, anch’essa portata in processione sulle note della banda di Palizzi, va incontro alla Figlia lungo le vie del paese. Si tratta di una tradizione antica e ancora molto sentita che affonda le radici in un profondo sentimento religioso che continua a scrivere la storia di questo luogo.

 

By Anna Foti

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