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Domenica 19 Maggio, alla scoperta di Roghudi Vecchio

Domenica 19 Maggio Kalabria Experience vi porta alla scoperta di Roghudi Vecchio, un luogo che continua ad affascinare e attrarre numerosi visitatori.

Roghudi fu abbandonato negli anni ’70 a causa di un’alluvione, da quel momento il paese cominciò a trasferirsi verso la costa e subire di conseguenza una lenta agonia.

La nostra esperienza propone un itinerario che consentirà a tutti di ammirarne la vera essenza di questo borgo abbandonato, attraverso momenti di riflessione Proveremo ad affrontare i temi più importanti che legano gli episodi di abbandono urbano dei paesi e delle terre d’Aspromonte.

DESCRIZIONE:

  • L’appuntamento sarà a Bova Marina (presso lo Stadio Comunale), dopo le registrazioni si partirà alla volta di Roghudi via Campi di Bova (1.300mt) attraversando il suggestivo passo della Zita a 1.000mt di altitudine.
  • Prima di arrivare al borgo fantasma faremo sosta ad ammirare le splendide e misteriose “Caldaie del Latte e la Rocca del Drako” a cui sono legate delle antichissime leggende.
  • Una volta ripartiti altri 15min in auto e arriveremo a Roghudi, dove parcheggeremo in uno spazio apposito.
  • Proseguiremo a piedi e silenziosamente per le vie del Borgo abbandonato assaporando la vera essenza di questo luogo che ancora respira, ancora ci parla e ci racconta la vita dei suoi abitanti.
  • Un tuffo nel passato, in un passato recente che ancora è possibile ammirare attraverso l’uscio di qualche casa, abbandonata in fretta, dove le cose di tutti i giorni impolverate ed ancora al suo posto ci trascineranno in atmosfere d’altri tempi.
  • Il punto centrale del borgo è la sua chiesetta dedicata a San Nicola posta al centro del paese, dove un pergolato di vite ci accoglierà in un’atmosfera particolare e dove consumeremo il nostro pranzo.
  • Nel primissimo pomeriggio ripartiremo in auto per il rientro, rifacendo la stessa strada dell’andata.

 

SCHEDA TECNICA:

Escursione di tipo: T (Turistico)
Difficoltà: Facile
Dislivelli: nessuno
Lunghezza percorsi: brevi soste con lunghezze medie (50mt-200mt)
Condizioni percorso: Vicoli, stradine.

 

PROGRAMMA GENERALE:

Ore 09:00 Raduno e registrazione partecipanti a Bova Marina (Stadio Comunale) coodinate google https://maps.app.goo.gl/NWSTcpv4iu4Nw7D26
Ore 09:15 Partenza per Roghudi (in auto)
Ore 10:00 Sosta alle Caldaie del Latte e Rocca del Drago
Ore 12:00 Arrivo a Roghudi Vecchio e visita al borgo
Ore 13:30 Pausa pranzo (a sacco)
Ore 14:30 Partenza per il rientro
Ore 15:30 Arrivo a Bova Marina e saluti

(L’itinerario prevede circa 55Km complessivi A/R in auto, consigliamo di far rifornimento di carburante a sufficienza prima di partire)

 

PER PARTECIPARE:

Adesioni aperte per un massimo di 20 partecipanti inviando un messaggio whatsapp al numero: 3470844564 entro e non oltre Sabato 18 maggio comunicando i propri nominativi

 

QUOTA DI PARTECIPAZIONE:

10€ a testa
5€ per i minori sotto i 12 anni se accompagnati

 

EQUIPAGGIAMENTO CONSIGLIATO:

Scarpe da trekking, indumenti di ricambio, K-way o giacca a vento, abbigliamento da montagna (meglio se a strati), scorta d’Acqua, pranzo a sacco , barrette energetiche.

E’ SEVERAMENTE VIETATO:

Entrare dentro le abitazioni, portare via oggetti, utensili o qualunque cosa dalle case abbandonate, allontanarsi dal gruppo.

 

QUESTA ESPERIENZA NON PREVEDE FORMULE ASSICURATIVE CONTRO INFORTUNI, PERTANTO CHI PARTECIPA LO FA A TITOLO PERSONALE ESONERANDO L’ORGANIZZAZIONE DA OGNI EVENTUALE RESPONSABILITA’ CIVILE O PENALE.

 

Il giorno dell’Ascensione Usi, Riti, Credenze in Calabria

Qualche ora prima del canto del gallo, alla sola luce di “’a stiddha d’a matina” le contadine son partite di buonora, camminando lentamente, nella strada che oltrepassa il calvario. Chi ha un paniere incrociato al braccio, chi una falce o un bastone per “annettare” la via, intanto tra una chiacchiera e l’altra, hanno raggiunto una scarpata ripida e pietrosa, un po’ fuori paese, alla quale tornano abitualmente , ogni anno, prima del sorgere del sole del giorno solenne della Ascesa al cielo di Nostro Signore. Tanto cammino, per perpetuare un ancestrale rito, che hanno visto fare alle mamme e alle nonne, e che loro con dedizione continuano, un po’ per buon auspicio, un po’ per superstizione, ma soprattutto in ricordo di quando “cotrareddhe” impazienti aspettavano il giorno della Ascensione per andare al mattino presto dalla mano della mamma assieme alle altre comari e vicine di casa alla ricerca della “fortunella.”

U jornu d’a ‘scensiona” quaranta giorni dopo Pasqua, si ricorda la definitiva salita al cielo di Gesù Risorto e rappresenta simbolicamente l’Esaltazione di Gesù Cristo risorto.

La notte tra “‘a vijilia e ‘u jornu da Scenziona” è una delle tante notte magiche dell’immaginario popolare calabrese, nella quale si possono ottenere presagi, e le piante, come avviene per il 24 giugno, hanno proprietà magiche, benefiche e ben auguranti. Nel giorno dell’Ascensione, infatti, era tradizione recarsi prestissimo, prima dell’alba, per trovare e raccogliere i rametti verdeggianti di alcune piante grasse, comunemente dette “erba dell’ascensione”, “erbicella” “santa erva” oltre che “erba della fortuna”, o semplicemente “’a fortunella”. Solitamente si tratta di piante grasse appartenenti alla famiglia delle Sedum cepacee.

A Catanzaro, la credenza vuole che andasse raccolta in luoghi da dove non si vedeva il mare.

Le donne che portavano avanti questa tradizione tramandano oralmente anche delle formulette magiche e invocazioni da recitare per buon augurio al momento del ritrovamento:

– Bona trovata Santa Erba, quandu Jesu jia ppe terra.  Ti guardau e ti benedissa, ricordati sant’erva chi ti dissa?

Dopo il segno di croce, a ringraziamento del ritrovamento e a concessione di poterla raccogliere, qualcuno continua a recitare:

Eu ti scippu santa erva, quandu Jesu jìa ppe terra, ti guardau e ti benedissa,arricordati cchi ti dissa.

A questo punto “erbiceddha da fortuna” veniva raccolta accuratamente, cercando di sfilarla con tutta la radice, e facendo attenzione nella scelta e raccolta di rametti più lunghi e vividi. Successivamente, veniva riposta in setacci o panieri, per facilitarne il trasporto. I primi raggi del sole festivo esorcizzavano le forze del male che agivano di notte ed illuminavano l’altare della Chiesa invitando ad assistere alla prima messa domenicale. Il sole vivo ricordava, infatti, Gesù Risorto ed asceso al cielo in tutto il suo splendore. Non si era degni di vedere quella luce e perciò l’erba era considerata santa perché, attraverso di essa si poteva volgere lo sguardo a Dio. Prima di portarla in casa o di donarla si preparava a un mazzetto, poi una scrollatina a mezz’aria per liberare l’erba santa dal terriccio, dagli insetti o da altre impurità. C’era chi prima di portarla a casa era solito farla benedire in chiesa alla Messa solenne della Domenica di Ascensione. Poi una volta portata presso le abitazioni, era addobbata con un nastrino rosso o bianco. Legata a una cordicella, veniva appesa in un luogo per lo più in penombra della casa, solitamente al capezzale del letto, al quadro della sacra famiglia o proprio vicino al crocifisso.

Qualcuno disponeva in più punti della casa, anche dove c’erano anziani o bambini.

L’erba della Ascensione era una messaggera, si utilizzava principalmente per ottenere dei presagi. Il rametto della piantina veniva infatti posizionato in testa in giù, e se dopo un po’ di giorni tendeva a salire o fioriva era ben augurante altrimenti se fosse rimasto “a testasutta” o  appassito del tutto avrebbe preannunciato guai in vista, sfortuna, e situazioni avverse. Bisognava aspettare sette, venti, o quaranta giorni a seconda della credenza dei vari paesi, per osservare attraverso il posizionamento che nei giorni ha assunto la “fortunella” per interpretare il presagio.

Oltre all’erba dell’ascensione, nella stessa giornata c’era chi raccoglieva e preparava dei mazzetti con fiori di sambuco (‘u maju) e  di ginestra spinosa (a spina santa).

Una volta preparati i mazzetti con “‘u maju, a spina santa e anche l’erva da fhurtuna” venivano portati in chiesa per la benedizione e poi posizionati e appesi dietro la porta di casa per buon augurio e a protezione dell’abitazione. A Cropani, nella giornata dell’Ascensione, si perpetuava un atto di devozione molto originale. Dopo essersi confessati, ci si ritrovava in paese per la recita del Santo Rosario, rigorosamente con lo sguardo rivolto verso il mare:

Bruttu nemicu, pera de ccà /  ‘un venire nè mo’ e nè mai / mancu all’ura da morte mia / ca iu dicu centu voti

Jesù, Jesù, Jesù ( per cento volte).

 Chi bella jurnata ch’ è chissa /  sagghe ‘ncelu Gesù Cristu /  l’aduramu e lu salutamu  / la grazza ca volimu ci la cercamu  / ci la cercamu vulentieri / ppè li sui sacri misteri.

 E vui tutti celesti siti / tutti li sette l’apariti / tutti li sette l’ addumati / davanti l’Eternu Patre.

A Chiaravalle si tramanda un racconto che cerca di spiegare le doti divinatorie di questa piantina grassa:  Gesù, nel salire al cielo, benedisse questa erba perchè, contrariamente a tutte le altre che volgono la loro cima in basso, questa la rivolse in alto, verso il suo creatore. Da allora crebbe spontanea e rimase, quasi sempreverde, emettendo una miriade di fiorellini piccolissimi e bianchi, tendenti al giallino e vagamente profumati.  Potevano raccoglierla tutti, anche i bambini, ma chi voleva compiere questo atto di devozione doveva comunque essere delegato dal capo famiglia, o da una persona anziana. L’incaricato si levava all’alba e nell’uscire di casa, volgeva gli occhi al cielo dicendo: ”Sì fhice juornu piaciendu a Dio. A nuddhu salutu cchiù prima e’ Tia  Stiddha e’cielu  Curuna e’  Campu , Gloria a Patrhe fhjgghju e Spiritu Santu!”

Tale rito come tanti altri sono stati abbandonati e dimenticati, come i fuochi propiziatori della vigilia dell’Ascensione.

In occasione della festa della Ascesa al Cielo di Ns Signore, in alcuni centri della provincia di Reggio Calabria avveniva la distribuzione del latte prodotto in questa solennità, che un tempo era donato dagli allevatori pastori e “massari” ai poveri e, in genere, o a chiunque ne avesse fatto richiesta.

Tale gesto pare che trovasse la sua origine da una leggenda, in base a cui un pastore nel giorno dell’Ascensione avendo rifiutato di regalare del latte ad una donna povera, che lo aveva richiesto, quando si mise a lavorarlo si accorse che esso non “quagghjava”, come punizione divina per il suo rifiuto e vide così sfumare nel nulla tutta la produzione del latte di quel giorno.  Da quel momento in poi, per consentire una produzione regolare per l’intero anno, il latte che veniva prodotto il giorno dell’Ascensione, come gesto propiziatorio, non doveva più essere lavorato e neppure coagulato, bensì donato interamente ai poveri! Il latte diveniva così un alimento rituale per la festa dell’Ascensione, molto probabilmente perchè simbolo di purezza e veniva assunto come ingrediente basilare di diversi piatti tipici, come le minestre, le paste, (i tagliolini) ,che venivano cucinate nel latte, anzichè nell’acqua, sia in versione salata, che  dolce!

 

Di Andrea Bressi

L’antica abbazia della Madonna della Lìca a Pietrapennata- Palizzi (RC)

Il territorio di Palizzi custodisce innumerevoli gioielli dell’antichità e siti di interesse storico-naturalistico-culturale. Oggi vi portiamo alla scoperta dell’antico monastero di Santa Maria della Lica, che testimonia la forte spiritualità di questi luoghi, un tempo frequentati e pullulanti di popoli e genti ci lasciano in eredità testimonianze antiche e importanti per capire la ricchezza di un territorio che i tempi moderni hanno sprecato, distrutto, dimenticato.

Il santuario di tradizione bizantina, presenta segni murari dell’età normanna e giungono fino al XVII sec. Il suo nome deriva da quello della contrada in cui sorge e pare, anche per l’esistenza nella zona di un tempio dedicato ad Apollo Licio. Fino ai primi del 1800 ad Alica, il giorno 8 maggio di ogni anno, si teneva una fiera di bestiame in onore della Madonna. nella chiesa parrocchiale dello Spirito Santo a Pietrapennata frazione di Palizzi. Purtroppo oggi, l’abazia è in stato di rudere, si tratta di una chiesa e di un monastero incastonati in una vallata amena, e consiste in un complesso architettonico rimaneggiato più volte durante i secoli, con brani murari riferibili a diversi periodi storici, dal più antico, risalente presumibilmente al XII secolo, fino al XVII-XVIII secolo.

La chiesa era un edificio a navata unica, di circa 6×13mt (in un rapporto di uno a due tra larghezza e lunghezza) con abside orientata, e forse praticati in periodo successivo un Prothèsis e un Diaconicòn. Nel XVII secolo è stato addossato al muro meridionale il campanile, si tratta di una costruzione molto slanciata ed elegante, curata nei particolari com’è possibile apprezzare dal doppio ordine e dalla cornice di mattonelle policrome. Quest’ultimo particolare decorativo lo rende molto simile al campanile della chiesa di San Sebastiano dell’Amendolea. un campanile a doppio ordine con una cornice di mattonelle policrome, simile a quello della chiesa di S. Sebastiano di Amendolea e di S. Salvatore di Cataforio.

Tra il secolo XVII e quello successivo, venne costruito, esternamente alla chiesa e ruotato rispetto ad essa, verso nord-est, un altro ambiente che potrebbe riferirsi alla sacrestia, di cui parla Mons. Contestabile nel 1670 come opera da completarsi. Sul porticato addossato alla parete meridionale si notano pochi resti di cui una porzione di arcone che, per la sua struttura muraria, è attribuibile al XII secolo. A circa 9mt dal muro meridionale e ad una quota inferiore di circa 1,5mt, vi sono dei poderosi setti murari.

Molte sono le teorie sull’etimologia del termine Alica, alcune dettate dal grande archeologo e storico “Domenico Minuto” asseriscono che il termine “Alica è Alicia” si trovavano già nel XVII° secolo e sembrano avvalorare la certezza che in quell’epoca nella bovesìa il significato della parola volgare “lega o Liga” era meno nota dell’attuale termine greco “Alìthia” termine che ancora oggi è comune nell’area Ellenofona anche nelle varianti di Alìsia e Alìa che significa appunto “la verità”. Altra ipotesi avanzata è che potesse derivare dal Greco lukòs che significa “bosco” a sottolineare la natura remota del luogo.

Quando la chiesa fu fondata, presumibilmente nel XII secolo, presentava una pianta a navata unica e un’abside finale. Oggi è difficile identificare la collocazione originaria dell’abside sia a causa dell’alta vegetazione sia a causa di un ambiente quadrangolare, costruito presumibilmente tra il XVII e il XVIII secolo, che si è sovrapposto alla struttura che alcuni studiosi ritengono sia stata la sacrestia. Probabilmente prima ancora della costruzione della cosiddetta sacrestia era stato eretto il campanile.

Fino al 1887 questa chiesa ha conservato un bellissimo simulacro di marmo bianco d’alabastro a mezzobusto raffigurante la Madonna con Bambino del XV secolo e attribuita alla scuola del Gagini, che poi fu trasferita e si trova tutt’oggi, nella chiesa parrocchiale dello Spirito Santo di borgo di Pietrapennata. La statua a mezzobusto della madonna pare sia arrivata sin qui dalla Sicilia e sbarcata miracolosamente nella marina di Palizzi, all’alba della battaglia di Lepanto, quando i cristiani sbaragliarono definitivamente i Musulmana in occidente.

Grazie alle ricerche storiche, possiamo certamente dire che la chiesa della Lica in effetti non fosse altro che una grangia dello stesso Monastero di Sant’Ippolito che cambiò il titolo in occasione dell’evento storico di Lepanto e dell’arrivo di questa statua. Anche se alcune fonti storiche, riferiscono che il monaco che fondò il monastero, fosse partito dall’Abbazia di Santa Maria di Tridetti (Staiti). Sembra anche probabile che la chiesa rientri nella cosiddetta “via dei romiti”, un itinerario relativo al passaggio dei monaci dove sorgevano molti ricoveri in cui i religiosi in pellegrinaggio potevano meditare, pregare e anche soggiornare.

 

Di Carmine Verduci

25 Aprile – Tour alla scoperta dei borghi della valle degli Armeni

Il 25 Aprile Kalabria Experience propone un Tour esperienziale alla scoperta della “Valle degli Armeni”, un itinerario che attraversa la storia e il tempo, alla scoperta di questo lembo di terra della provincia reggina ricco di storia e di fascino immutato. Il nostro viaggio attraverserà secoli di storia e vicissitudini, dalle prime colonie Greche al passaggio degli Armeni che in questo territorio hanno lasciato tracce indelebili del loro passaggio. Un tour completo e per tutti, per chi avrà la curiosità di trascorre3re una piacevole giornata insieme al tanti fantastici amici!

Ci si muoverà raggiungendo siti e borghi con le proprie auto.

Il tour “Valle degli Armeni” propone; una visita al Parco Archeologico Urbano di Brancaleone Vetus, dove ammireremo oltre le emergenze storico-archeologiche del sito, anche la grotta-chiesa dell’Albero della Vita, icona indiscussa della cristianità Armena Calabrese.

Ci sposteremo poi verso Bruzzano Zeffirio dove raggiungeremo la leggendaria Rocca degli Armeni a Bruzzano Vetere. Qui entreremo nel vivo della storia degli armeni in questo territorio, tra, fascino e panorami mozzafiato, con la visita al complesso fortificato del castello ed il meraviglioso Arco trionfale dei Principi di Carafa

Proseguiremo il nostro tour verso Staiti, il comune più piccolo della Calabria, dalle sue caratteristiche medievali, dove gusteremo un buffet tipico preparato dalla “Taverna dei Santi”

A seguire visiteremo il Museo dei Santi Italo-Greci e la Chiesa di Santa Maria della Vittoria con un breve giro panoramico del borgo di Staiti

Nel pomeriggio ci sposteremo all’Abbazia di Santa Maria di Tridetti dove ammireremo con gli occhi e con le orecchie la storia di questa antico edificio del XII secolo, dalle sue caratteristiche architettoniche uniche e rare.

Seguirà un piccolo momento in ricordo dei Martiri del Genocidio Armeno con l’accensione e raccoglimento attorno al braciere della memoria con i rappresentanti della Comunità Armena – Calabria e le Istituzioni presenti.

 

PROGRAMMA:

Ore 08:30 Raduno registrazione dei partecipanti (Piazza Stazione Brancaleone)

Ore 08:45 Partenza con le proprie auto verso Brancaleone Vetus (visita del sito storico).

Ore 11:00 Trasferimento in auto a Bruzzano Vetere, visita alla Rocca degli Armeni Ore 12:30 Trasferimento a Staiti

Ore 13:00 Buffet Tipico Staitese (all’aperto)

Ore 14:00 Visita al Museo dei Santi Italo Greci, Chiesa Santa Maria della Vittoria e giro panoramico del borgo.

Ore 15:30 Trasferimento a Santa Maria di Tridetti – visita al complesso architettonico

Ore 17:00 Cerimonia solenne in ricordo dei Martiri Armeni con accensione braciere della memoria

Ore 17:30 Fine saluti e rientro

 

SCHEDA TECNICA

Comuni interessati: Brancaleone, Bruzzano Zeffirio, Staiti.
Escursione di tipo: T (Turistica)
Difficoltà: nessuna
Acqua: Rifornirsi da casa (per la prima parte del tour)
Adatta ai bambini: SI (purchè accompagnati e sotto la responsabilità di un genitore)

 

CONSIGLIATO:

Abbigliamento a strati e adatto al periodo climatico, scarpe comode (anche sneakers), cappellino, occhiali da sole, k-way, acqua almeno 1,5lt, eventuale spuntino di mezza giornata, macchina fotografica o smartphone.

 

QUOTA DI PARTECIPAZIONE:

10€ (a persona) + 15€ per il buffet  (a base di prodotti tipici del luogo; Pittelle, Salumi e formaggi, Maccheroni al sugo, acqua)

PRENOTAZIONI:

Telefonando o inviando un messaggio WhatsApp al numero: 3470844564 scrivendo il proprio (NOME E COGNOME), entro e non oltre il 22 Aprile.

 

ISCRIZIONI A NUMERO CHIUSO: MAX 30 persone

 

N.B.
L’escursione non prevede alcuna polizza assicurativa per eventuali infortuni. Ognuno partecipa volontariamente esonerando da ogni responsabilità civile o penale l’organizzazione.

21 Aprile – Tour alla scoperta della Vallata dello Stilaro

Domenica 21 Aprile Kalabria Experience propone uno straordinario itinerario alla scoperta della “Vallata dello Stilaro” sulle orme dei padri Bizantini.

Un itinerario trai più affascinanti della Calabria ionica, che ricalca il percorso dei monaci greco-bizantini che in questo territorio hanno lasciato profonde tracce del loro passaggio, attraverso le testimonianze monumentali e spirituali presenti nell’intera vallata.

DESCRIZIONE:

Un tour completo, affascinante e gradevole, adatto anche alle famiglie che prevede un’intera giornata a spasso fra i borghi di Stilo, Pazzano e Bivongi che permetterà di conoscere le bellezze storico-monumentali del territorio, come la Cattolica di Stilo, il Santuario della Madonna di Monte Stella ed il monastero Bizantino di San Giovanni Theristis a Bivongi.

 

PROGRAMMA:

Ore 09:30 Incontro dei partecipanti automuniti a Monasterace marina (Piazza Stazione)  LINK APPUNTAMENTO a Monasterace (RC)
Ore 09:45 Partenza per Bivongi e visita guidata l’Abbazia di San Giovanni Theristis
Ore 11:30 Trasferimento a Monte Stella, visita all’eremo di Santa Maria della Stella
Ore 12:30 Pausa pranzo (a sacco) presso area attrezzata di Monte Stella
Ore 15:00 Partenza per trasferimento a Stilo, visita guidata alla Cattolica di Stilo
Ore 17:30 Fine.

(Gli spostamenti tra una località e l’altra, avverranno con mezzo proprio).

 

QUOTA DI PARTECIPAZIONE:

  • 25€ a testa per chi partecipa automunito (include, visite guidate e ingressi: Cattolica di Stilo e Eremo di Monte Stella)
  • 15€ Quota giovani sotto i 18 anni (che include, visite guidate e ingressi)
  • 40€ a testa usufruendo del servizio bus (include; servizio Bus A/R, visite guidate e ingressi) min 15 max 20 persone

 

 Il servizio Bus con punti prelievo:

  • Melito Porto Salvo (ore 07:20)
  • Bova Marina (Bar Vittoria 07:45)
  • Brancaleone (Piazza Stazione ore 08:00)
  • Bovalino (Bar Stop e Go ore 08:30)
  • Locri (Stazione di servizio Esso ore 08:45)

Per usufruire del servizio bus, si richiede anticipo pari al 50% della quota entro il 10 Aprile 2024. In caso di disdetta la quota non sarà restituita.

 

SI CONSIGLIA:

Scarpe comode, indumenti adatti al periodo e alle condizioni climatiche, cappellino, occhiali da sole, crema solare, pranzo a sacco, borraccia d’acqua, eventuali indumenti di ricambio.

 

PER PRENOTARE:

Confermare la propria adesione al programma e telefonare al numero: 3470844564 o in alternativa mandando un messaggio WhatsApp con il proprio nominativo entro e non oltre il 17 Aprile.

 

Domenica 3 Marzo – Escursione alla Rocca di San Fantino (Motticella)

Domenica 3 Marzo proseguiremo il nostro viaggio esperienziale alla scoperta della leggendaria Rocca di San Fantino, situata nel territorio di Motticella, piccolo borgo facente parte del Comune di Bruzzano Zeffirio, dove natura, leggende e paesaggio si incontrano per condurci nell’anima più profonda della cultura Greco-Bizantina.

DESCRIZIONE DEL CONTESTO:

La rocca di San Fantino è un monolite che svetta imponente sul borgo di Motticella e domina l’intera vallata degli Armeni. Un territorio vasto, dove l’agricoltura e la pastorizia si sposano con la natura ancora selvaggia e parzialmente intaccata dall’uomo.  Questa pietra è ammantata di misteri e leggende, legate ad un presumibile tesoro nascosto che per averlo bisognerebbe compiere un sacrificio (ne parleremo).

L’ITINERARIO:

Ad accoglierci sarà il borgo caratteristico di Motticella, dominato dal Monte Scapparone alto 1.058mt. Partendo dalla piazzetta principale del borgo faremo una breve camminata che attraverserà l’abitato fino a giungere località “Bagni”, dove insiste una sorgente di acqua sulfurea. Raggiungeremo poi la rocca di San Fantino, passando dall’antico Monastero,  attraversando prati pascoli e alcune recinsioni pastorizie, fino a circumnavigare il monolite fino a giungere al punto panoramico dove sarà possibile osservare l’intera “Vallata degli Armeni”. Da questa terrazza panoramica ci concederemo un relax esclusivo e potremo consumare il nostro spuntino/pranzo.  Faremo rientro al borgo di Motticella ripercorrendo il percorso dell’andata e visiteremo i suoi caratteristici vicoli attraverso la storia millenaria del borgo, i suoi punti panoramici, le sue antiche leggende e le antiche testimonianze del passato.

 

PROGRAMMA:

Ore 09:00 Piazza Stazione Brancaleone Marina
Ore 09:15 trasferimento in auto verso Motticella
Ore 09:45: arrivo a Motticella (parcheggio auto e inizio escursione)
Ore 13:00 Pausa pranzo (a sacco)
Ore 14:30 Rientro al punto di partenza (Motticella) e visita dell’intero borgo.
Ore 16:00 Fine esperienza e rientro.

 

SCHEDA TECNICA:

Tipologia Escursione E (Escursionistica)
Difficoltà: Medio/facile
Lunghezza percorso: 2km
pendenze: 100mt
Tipo percorso: 40% strada, 60% sentiero
Adatta ai bambini: Si se accompagnati e vigilati da un adulto
Presenza d’Acqua: Inizio percorso (rifornirsi da casa)

 

Quota di partecipazione:

10€ (a sostegno delle attività della nostra Associazione) da versare al punto di ritrovo

 

Prenotazioni:

Inviando un messaggio WhatSapp al numero: 3470844564 (entro e non oltre il 1° Marzo).

 

Attrezzatura consigliata:

Scarponcini da trekk, abbigliamento a strati e adatti al periodo, cappellino, occhiali da sole, borraccia d’acqua (almeno 1,5lt), bastoncini da trekk (facoltativi), k-way, impermeabile, indumenti di ricambio.

(Sconsigliate, posate in plastica o altri attrezzi inquinanti)

 

NOTE ORGANIZZATIVE:

Ogni partecipante, presa visione del programma e della scheda tecnica partecipa a titolo volontario e solleva l’organizzazione da ogni responsabilità civile o penale che possa derivare nell’ambito dell’attività.

  • In caso di condizioni meteo avverse, l’escursione sarà rinviata e comunicata agli iscritti tempestivamente.

 

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